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di Stella Rudolph
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C’era una volta una bottega che ringraziò in pubblico il loro maestro scultore. Quando Lorenzo Bartolini morì a Firenze nel 1850, all’età di 73 anni, egli era reputato il maggiore scultore italiano del suo tempo, eppure né l’Accademia di belle arti (ove è attualmente in corso una mostra a lui dedicata) né il Comune fecero alcunché per commemorarlo.
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di Alessio Sardelli
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I ringraziamenti sono la parte finale di uno spettacolo, la summa di tutte le fatiche sul palco, questa volta li metto in prima fila. Dopo una trentina di anni che bene o male pesticcio le tavole del palco sono arrivato nientepopodimenochè... |
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di Tomaso Montanari
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Il più bel museo del mondo è forse l’Ermitage di San Pietroburgo, specie in questa stagione. Fuori ci sono dieci gradi sottozero, e il vento ti sputa in faccia la neve. Dentro, il calore dei colori ti scioglie, mentre ti perdi su un vecchio parquet scricchiolante. |
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di Clara Ballerini
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Gennaio, primo numero dell’anno di una qualsiasi rivista scientifica e quindi giusto momento per ringraziare.
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di Ren Izuta
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「ありがとう」 何でもないことにありがとう。 回り道、道草、鼻歌。 おしゃべり、親父ギャグ、世間話。 |
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di Marco Poggiolesi
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Si racconta che Charlie Christian, classe 1916, il primo vero geniale chitarrista solista della storia del jazz, prima di ogni concerto si recasse da tutti i membri della band e poco prima di salire sul palco ad ognuno di loro dicesse nell’orecchio: “Grazie! |
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di Massimo Niccolai
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Grazie. E’ bello sentirselo dire ed è bello dirlo. Servirebbero fiumi di parole per descrivere le sensazioni che si provano quando qualcuno te lo dice. E’ un po’ come riconoscersi, scoprire che qualcosa di te si è posato su qualcun altro e questo ne ha fatto uso trovandolo positivo per la risoluzione dei suoi problemi, o forse semplicemente perché si è sentita appagata-to e si è riconosciuta in quello che le-gli veniva dato.
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di Raffaele Palumbo
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Ha ragione la nipote. Se lui è riuscito a farcela, allora posso farcela anch’io. Piccioli Mario, classe 1926, arrestato a Firenze, deportato a 18 anni: prima a Mauthausen, poi a Ebensee, poi a Linz. Matricola numero 57344. Morto nell’agosto del 2010, è stato l’ultimo sopravvissuto di Mauthausen. |
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di Juan Pittaluga
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Qu’est-ce le cinéma en 2012? Un langage qui s’est émancipé de ses précurseurs (photo, théâtre) à travers des technologies de montage (son, image) qui lui on donné la possibilité de communiquer avec la partie la plus caché de nos émotions. |
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di Fabio Picchi
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Tagliate via i gambi delle mamme, lasciandoli umidi della lavatura con tutte le loro foglie esterne. Mettete questi carciofi sulla griglia di una garbata brace. |
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di Stefano Pissi
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Adesso, nell’orto, viviamo un momento di passaggio; al buio, con la luce all’orizzonte. Come quando, viaggiando, stiamo uscendo da una galleria; il buio che ci spinge alle spalle, la luce che ci attrae di fronte. |
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di Giovanni Curatola
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Grazie! La prima tentazione è stata quella della scorciatoia. Mi sono detto: riempiamo lo spazio coi nomi (poco noti, anzi spesso, quasi contraddittoriamente, anonimi) dei miei amici arabi (ma non solo: ci sono anche iraniani, turchi, senegalesi), protagonisti delle tanto famose primavere. |
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di Alberto Severi
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Esiste ormai solo un luogo dove il ringraziamento conservi una sua teatralità. Ed è per l'appunto il teatro. All'ultima chiusura di sipario, o all'ultimo “buio”, scattano gli applausi del pubblico, che sono già una forma di ringraziamento agli attori, al regista, eventualmente all'autore – se vivente, sopravvissuto o vivacchiante – eventualmente a scenografi, costumisti, datori luci, tecnici del suono, ai ballerini, se di spettacolo di danza si tratta. |
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di Tommaso Chimenti
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Gracias a la vida, cantava Mercedes Sosa. Ed allora eccoci nell’annus horribilis, teatrale e non, finanziario e Maya, sempre ringraziando quel che c’è e non quel che non abbiamo. |
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di Sefy Hendler
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Il venerdì intorno a mezzogiorno è sempre un momento di allegro caos in Israele. Anche nelle città che non sono considerate sacre o religiose, il Venerdì sembra un giorno estremamene breve. |
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di Kate Mc Bride
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Eight Gestures, A Visual Poem The fine sound of studied fingers n strings, The intuitive timing of the entertainer’s gesture, The confident hand that leads, that lets go, The preciseness of well-worn experience, The steadiness of the creative moment, The tingle of a gentle touch, And a special thank-you to the loving hand that feeds our cat friends under the Ponte alle Grazie. |
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di Dinni Rolfo
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Grazie è un parola piccola, ma esplosiva. Ha un potere sottovalutato dai sazi e dagli orgogliosi. Eppure, per chi la pronuncia, ha la forza di liberare da molti affanni. Grazie è ossigeno per i polmoni. “Io non ho bisogno di ringraziare nessuno, nella vita posso cavarmela da solo”. |
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di Tessa Capponi
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Podczas Świąt pod koniec roku kiedy dzieci wracaja do domu, zdarza się, że gotujemy coś razem. Wśród dowcipow, śmiechów, przy głosnej muzyce zabieramy się do przygotowania sosu i wrzucamy makaron do wody. |
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di Gregorio Moppi
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11 ringraziamenti per l’anno 11 appena volato via dai cartelloni fiorentini.
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di Milly Mostardini
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“Grazie dei fior, mi han fatto male eppure li ho graditi. E grazie ancor…” (Nilla Pizzi). Le tre Grazie – Grazie a Dio, oggi piove. “Grato mi è il sonno e più l’esser di sasso mentre che il sonno e la vergogna dura” (Michelangelo). |
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di Giulia Nuti
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Era il 18 maggio 1957 quando, al Palazzo del Ghiaccio di Milano, Bruno Dossena organizzava il primo festival del rock ‘n’ roll italiano. La grande storia ringrazia, senza sapere bene chi, per un incrocio temporale che definisce convenzionalmente in quel giorno l’ingresso del rock ‘n’ roll in Italia. La piccola storia, invece, ricorda un episodio di gratitudine personale. |
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di Paolo Maddalena
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1. Un sentitissimo grazie al nostro Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il quale, facendosi carico di un peso enorme e con grande patriottismo, ha saputo sapientemente tener testa alle forze disgregatrici ed ha salvato l’Italia mentre precipitava in un burrone senza fondo. |
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di Fabio Picchi
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Grazie alle Grazie, grazie alle figlie di Giove e Venere. Grazie ad Aglaia che rappresenta la bellezza. Grazie a Talia con il suo fiorire in giovinezza e grazie all’ultima, la mia preferita, Eufrosine, che racconta l’ilarità di una mente sana e che io conosco molto bene, perché ho sposato quest’ultima Grazia e il suo saper essere euforica alla vita.
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di Ugo Federico
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A casa mia, Anacapri, i miei cari zii, migranti di ritorno, preparano per il Thanksgiving il tacchino ripieno e il pane di mais. Così, per ringraziarli, con grande orgoglio e felicità, decido di stappare un impressionante Piero Coppo Riserva del Fondatore del 1996. |
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