13 Dall'Armenia
Le rose dei monaci di San Lazzaro ci aprono una dolce porta d’Oriente
di Sonya Orfalian   

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L'essenza profumata delle rose veniva catturata mediante bollitura dei petali. Poi veniva aggiunta la neve sciolta delle pendici dell’Ararat, il bolo rosso d’Armenia e una miscela di semi aromatici. Per il Vartavar - festa delle rose e della dea Anahit - tutto il popolo si riversa ancor oggi nelle strade e con danze e musica, tra giochi e spruzzi d’acqua di rose, rende omaggio al fiore adorato dagli antichi.

La marmellata di petali di rose damascene è invece un raffinato fine pasto.
Una ricetta antica recita: un chilo di petali di rose appena colte (colte all’aurora), un chilo di zucchero, otto bicchieri d’acqua fresca, otto cucchiai di succo di limone.
Si versa sui petali il succo del limone. Si prepara uno sciroppo con lo zucchero e l’acqua, si uniscono i petali e si cuoce per una ventina di minuti, fino a che i petali non saranno ammorbiditi. Si toglie la pentola dal fuoco e la si sistema in una bacinella colma di acqua fredda. Si continua a cambiare l’acqua della bacinella e la si mantiene sempre fredda: in questo modo i petali non perderanno la loro brillantezza. Si lascia raffreddare bene e infine si invasa. I monaci armeni dell’isola di San Lazzaro - questo spicchio d’Armenia che si specchia nella laguna di Venezia - coltivano da sempre la splendida rosa di Damasco e ne fanno confettura con questo procedimento. Per il viaggiatore che si ferma a San Lazzaro, è un’ulteriore porta d’Oriente che si apre con dolcezza.

 

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