14 Erba voglio
Lungo il fiume a cercare la coda cavallina
di Caterina Cardia   

Share

A metà marzo andate a cercare, in luoghi molto umidi o lungo corsi d’acqua della cui salubrità siete sicuri, l’equisetum arvense o coda cavallina. Pianta comunissima in tutta l’Italia centrale, lungo un corso d’acqua, durante l’inizio della primavera, molto probabilmente vedrete dei fusti simili a scopette, alti fino a 60 centimetri, fatti di aghi verdi uguali a quelli del pino. Non dovrete raccogliere questi ma i fusti carnosi e bianchi che crescono qua e là intorno ai verdi descritti prima e che si sviluppano per nodi ricoperti da una guaina scura, con una sommità simile ad una piccola pigna marrone. Raccoglieteli tagliandoli alla radice e staccandone la sommità che lascerete cadere a terra con le spore che la compongono, per assicurare la successiva riproduzione della pianta. Arrivati in cucina privateli delle guaine che li ricoprono e lavateli per poi sbollentarli in acqua salata per circa 15 minuti, togliendoli prima che si ammorbidiscano troppo. Io li ho sempre cucinati ripassandoli in padella, tagliati in piccoli pezzi, con olio, aglio e sale ma quando li ho fatti assaggiare ad un mio amico cuoco ha pensato, dopo la cottura, di condirli a freddo solo con olio sale e limone. Cucinato cosi l’equiseto è più buono, c’è poco da dire. Se avete bisogno di un buon diuretico, perché questa è la proprietà fitoterapica dell’equiseto maschio, o volete soltanto provare un sapore particolare, non aspettate che marcisca e prima che arrivi maggio fatevi una bella passeggiata lungo il fiume. Coltello e sacchetto, meglio forbici e cestino, a portata di mano.

Share