16 Sintesi
Dalle Piramidi a Mirafiori
di Milly Mostardini   

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Non vedo una ricetta che tenga, né politica, economica, sociale, globale o nazionale, di sindacato o d’impresa, che sul momento e da sola, possa contenere l’effetto e il seguito dei fatti di Mirafiori. Di quel referendum in Fiat, strumento tanto democratico quanto condizionato da un contesto, una situazione, una partecipazione di settore. Un risultato, comunque si voglia, strumentalizzabile da ogni parte, secondo i rapporti di forza. Un a capo per decenni a venire, nelle relazioni industriali, gravido di conseguenze, onda lunga di divisioni, imitazioni, nemesi. A meno che non si sappia recuperarne in positivo, all’istante: come si svolta una frittata in cucina. E chi dovrebbe dare la girata? Tutti, cominciando da noi, che gli operai, i metalmeccanici delle linee ce li eravamo scordati, quasi una classe (?) di ectoplasmi. Intanto si spegnevano i forni delle acciaierie, anche in Toscana: si riaccenderanno mai? E le auto, italiane e straniere sempre più belle, chi le costruiva? Forse dei fantasmi nel tempo, come quelli che costruirono le piramidi: quanti ne morirono allora, in alcune Thyssen, come a Torino? Il peso di queste piramidi, queste lamiere e carrozzerie, lastrature e montaggi, ha fatto massa intera sulle spalle di chi ci lavora: tutti, quelli del sì e del no. È stata una “svolta storica”, certo, con tanti se e tanti ma. Mentre la gran musica di Mozart volava, la notte del referendum, io avevo la testa a Mirafiori, intorno scuotevano il capo, dicendo che doveva uscirne un sì. È a quel punto che mi sono trovata in quelle case di Torino, nel silenzio dell’ultima decisione, dopo tanto dibattere, e lì ho visto la solitudine delle famiglie degli operai: non riconosciuta, non percepita, anzi estranea. Per tante persone, brave e giuste, tanti di noi, con il sedere più o meno caldo. Il lunedì seguente, con il nodo alla gola, ne parlava, unico don Luigi Ciotti, di solitudine e dignità insieme. E ora? Dopo Mirafiori si stende un anno circa di cassa integrazione, aggiungi il replay a Cassino e Melfi. La Federmeccanica già propone i contratti aziendali in alternativa o sostituzione di quello collettivo nazionale: è il primo bersaglio del tiro a segno sui lavoratori. Ma la chiamano modernizzazione. Alla fine l’AD mostrerà i progetti di rilancio e investimenti, che sono preziosi: li mostrerà? E, ciliegina sulla torta, si fa cenno a future partecipazioni azionarie in società, per i sindacati. Si va in America? Intorno il silenzio, anzi no, alti rumors che meritano appena una risposta nell’antica lingua di Cicerone, prima Catilinaria: Quo usque tandem abutere, Berlusconi, patientia nostra?

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