17 Una stella a Firenze
Metti una sera del 1937 a Kyoto un menu da leggenda con quindici portate
di Stella Rudolph   

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Si dà il caso che talvolta un menu sia non solo la lista di vivande che implicano delle ricette per la loro preparazione ma addirittura esso stesso una ricetta utile a gettar luce su una precisa congiuntura storica. Ne ho scovato una preziosa reliquia tra le carte della mia intrepida madre Phyllis, relative ad un lungo viaggio che compì ancora nubile nell’Estremo Oriente.

La sera del 26 luglio 1937 ella si trovava a Kyoto, l’antica capitale del Giappone, e alloggiava nel famoso Miyako Hotel ove partecipò ad una cena evidentemente degna di ricordo: una sfilata di ben 15 portate fra hors d’oeuvres, primi e secondi piatti con contorni, dessert assortiti, più finale con formaggi, frutta e caffè (demi-tasse). Colpisce il fatto che in codesto sapiente, sinfonico amalgama della cuisine francese ed inglese allora ritenuto internazionale non figuri nessun assaggio della cucina giapponese che oggi è tra le più pregiate in un mondo da tempo globalizzato, bensì alcune squisitezze ormai di remota memoria (quanto vorrei gustare quella stuffed carrot e il cinnamon icecream!). La data è perciò fatidica − stava per scoppiare la guerra cino-giapponese quale preludio al conflitto che deflagrò in Europa, cancellando di colpo le abitudini di una generazione di sofisticati globetrotters cui il suddetto menu era rivolto. Nel leggerlo si coglie d’acchito, attraverso i sapori, un aspetto dei riti di una società diversamente cosmopolita: quella, d’altronde, trasmessaci da qualche brano melodico di Gershwin, nei romanzi di Evelyn Waugh o in un film come Shanghai Express (1932) con Marlene Dietrich.

 

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