18 Da Tel Aviv
Due nonne in cucina a gara di “pesce ripieno”
di Sefy Hendler   

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Non c'è miglior cucina di quella della mamma, a parte quella della nonna, ovviamente. Questa è l'origine, la madre di tutte le cucine, il cibo più saporito che non dimenticheremo mai. E quelli tra di noi che hanno avuto la fortuna di crescere con due nonne a prendersi cura di loro, si sono goduti una doppia esperienza.

Due nonne che osservano attentamente la dieta del loro nipote, in altre parole insistendo affinché il nipote mangiasse il più possibile e, ogni volta che le condizioni lo permettevano, che mangiasse il loro cibo, lo stesso che avevano cucinato per generazioni.

C'era competizione tra le due nonne sull'attenzione gastronomica del loro giovane nipote? Senza dubbio ce n'era, anche se la persona al cuore di questa competizione, cioè me, non ne era del tutto consapevole. Per quanto mi riguardava, ogni visita a casa della nonna, sia da parte della madre che da parte del padre, significava una lunga visita alla cucina. Venivo nutrito e allo stesso tempo mi venivano fatte delle domande non così innocenti sulle mie abitudini alimentari, più che visitare "nonna". Tuttavia la competizione rimaneva sempre in qualche modo nascosta, dato che entrambe le nonne si rispettavano reciprocamente.

Nondimeno per alcuni giorni ogni anno la lotta sull'appetito del nipote diventava più ovvia. Capitava solitamente durante le vacanze di Capodanno. Nella tradizione ebraica uno dei tipici cibi cucinati per queste occasioni è un pesce, un auspicio di buona fortuna. E per gli ebrei Ashkenaziti come noi “la” ricetta di pesce è ovviamente il “pesce ripieno”, gefilte fish in Yiddish. Ancora oggi un tavolo per il capodanno non è completo senza questo semplice piatto: polpette di pesce affettato con pane e uova, cotto in acqua bollente e servito accanto alla testa del pesce.

Le mie due nonne erano ovviamente esperte nel cucinare questo piatto e le loro ricette erano quasi identiche. Quasi, visto che una di loro aggiungeva sale e pepe al gefilte fish mentre l'altra era solita cucinarlo aggiungendo un po' di zucchero. Vive la difference! Entrambe ovviamente sapevano che "l'altra" nonna insaporiva il piatto diversamente e ne erano chiaramente scioccate. E quindi, ogni anno, quando mangiavo a casa dell'una o dell'altra nonna, mi veniva chiesta un'opinione sul pesce e specialmente sul suo condimento. Attorno ad una tavola ero tenuto a dichiarare che le polpette di pesce erano saporite solo con lo zucchero, mentre attorno all'altra dovevo affermare che il sale e pepe erano gli ingredienti che davano al piatto il suo meraviglioso sapore. A volte sembrava che il pasto, per entrambe le nonne, fosse principalmente un'occasione per sentirmi lodare il loro modo di cucinare il gefilte fish.

Due ricette, due nonne, sale e pepe. Due ricette e una comune nostalgia per dei sapori che non torneranno mai più.

 

 

Traduzione inglese:

On fish, salt and sugar
Sefy Hendler
There is no better cooking than mom’s cooking, apart from grandmother’s cooking of course. This is the origin, the mother of all cuisines, the tastiest food which we will never forget. And those of us, who were lucky enough to grow up with two grandmothers looking after them, enjoyed a double experience. Two grandmothers that observed carefully their grandson’s diet, or in other words insisted the boy will eat as much as possible and whenever conditions permit will eat only “their” food, the same they were cooking for ages.      
Was there a competition between the two grandmothers on the gastronomic attention of the young grandson? Without any doubt there was, though the person in the heart of this competition, me, was not fully aware of it. As far as I was concerned every visit to grandmother’s house, either from father’s side or from mother’s side, meant a long visit to the kitchen. I was fed and at the same time asked some not so innocent questions about my eating habits while not visiting “grandma”. However the completion stayed always somewhat concealed, as both grandmothers respect each other. 
Nonetheless during a few days every year the combat on the grandson’s appetite became more obvious. It used to happen during the New Year’s holidays. In Jewish tradition one of the typical ingredients cooked for this occasion is a fish, an omen for good luck. And for Ashkenazi Jews like us “the” fish recipe is of course the “filled fish”, gefilte fish in Yiddish. Until today a New Year’s table of a Jewish family is not complete without this simple plate: balls of chopped fish with some bread and eggs, cooked in boiling water and served next to the fish’s head.     
My two grandmothers were of course experts in cooking this plate and their recipes were almost identical. Almost, since one of the two used to add to the gefilte fish salt and pepper while the other grandmother cooked it while adding some sugar. Vive la difference! Both of them knew of course that the “other” grandmother flavored the plate differently and were absolutely shocked about it. And thus, every year while eating at either grandmother I was asked to give my opinion about the fish and especially about its seasoning. Around one table I was supposed to declare the fish balls tasty only with sugar while around the second table I was expected to announce that the salt and pepper are the ingredients giving the plate its wonderful flavor. Sometimes it seemed that the meal for grandmother, each one of the two grandmothers, was mainly an occasion to hear me praise “their” way of cooking the gefilte fish.
Two recipes, two grandmothers, salt and pepper. Two recipes and a common longing for tastes that will never come back again.

 

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