25 Passato e futuro
Elogio della frittura: come vivere per sempre felici e contenti
di Raffaele Palumbo   

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Ho sempre creduto che la cucina, il cucinare, il cuocere, il preparare da mangiare fossero le grandi metafore della vita e delle grandi espressioni del nostro vivere. Come scrivere. Le similitudini tra lo scrivere e il cucinare sono numerose, al punto da rimanerne impressionati. Si può mandare avanti una scuola di Creative Writing solo parlando di cucina e dando delle ricette. In entrambe i casi si tratta di un processo niente affatto immediato, dove è centrale il reperimento della giusta materia e dove sono comuni alcuni fantasmi, come l'autoreferenzialità e l'incapacità di farsi e di essere curiosi, coinvolti e distaccati allo stesso tempo, scevri da pregiudizi e proiezioni. Una ricetta racconta tutto questo. Una persona che rimane deliberatamente ignorante (e, ancora, autoreferenziale) e incapace di amare, non potrà scrivere, né cucinare niente di buono. Se non per lui stesso. Così è per la scrittura, così è per la vita. Immaginiamo di trasporre in cucina tutti quegli ingredienti che spesso fanno, compongono, le nostre giornate. Pensate a dover cucinare un piatto con la fretta, la distrazione, la superficialità, la freddezza, la diffidenza, la rabbia, le incazzature, l'astio. L'astio, dico, non l'astice! Nel piatto delle nostre giornate, spesso c'è tutto questo. Lo accetteremmo se ci venisse servito, in un bel ristorante del centro, un piatto composto da siffatti ingredienti? “Guardi, quelle incazzature che vede al centro del piatto sono un po' piccanti e servono per accompagnare la fretta che qui serviamo fredda e la diffidenza, che però va mangiata senza usare il coltello”. Inaccettabile. Nel piatto, così come deve essere nelle nostre giornate, che dovremmo imparare a depurare da tutti questi ingredienti velenosi. Come? E' semplice. Se superate tutte le vostre diffidenze - così fiorentine - nei confronti della frittura, allora è fatta. Il resto verrà di conseguenza. “Sai – mi dicono – io friggo una volta l'anno, si sporca tutto e poi lascia un puzzo!”. Sbagliato. Sbagliatissimo. Questa freddezza e diffidenza nei confronti della frittura genera freddezza e diffidenza nella vita. E poi arriva l'astio. Friggete. Friggete tutto. Le vostre mogli, i vostri mariti, i vostri figli, i vostri colleghi di lavoro, quello che vi sta accanto sul tram e il vostro vicino di casa che continua a non riparare quella infiltrazione che rende il soffitto della vostra cucina una cupola di muffa bluastra a pallini bianchi e grigi. Friggeteli, e vivrete felici.

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