14 La valigia dell'attore
Il sacrificio di Ipazia, la santa che non esiste nel calendario
di Alessio Sardelli   

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Mi è capitato nei primi anni del nuovo secolo di recitare davanti ad uno dei più grandi poeti del Novecento e soprattutto recitare un suo dramma. Parlo di Mario Luzi, maestro insuperabile di poesia. Il poemetto drammatico era Ipazia, una delle donne più celebri della storia antica e moderna ed era ambientato in una stimolante e fiorente Alessandria d’Egitto tra il quarto e il quinto secolo dopo Cristo. Io interpretavo il prefetto della città e le mie parole risuonavano come staffilate sul pubblico: “Il potere si rivolge fatalmente contro chi se ne allontana”, oppure: “L’isolamento del potere è nefasto per il potere. Lo è anche per i sudditi e rende i tempi difficili anche più difficili”. Ed è a questo punto che mi appare Ipazia nella sua santità di donna, vittima sacrificale del patriarca fondamentalista Cirillo (proclamato santo e dottore della Chiesa nel 1882). Lui che con un braccio armato costituito da monaci combattenti, sparse il terrore nella città. Il razionalismo di Ipazia che non si sposò mai a un uomo perché affermava di essere già “sposata alla verità” e diverse versioni concordano nel dire che rimase sempre casta e vergine, costituiva un contraltare troppo evidente al fanatismo di Cirillo. “Le strapparono le vesti di dosso, sfregiarono la sua pelle e lacerarono le carni del suo corpo con delle conchiglie affilate finché non esalò l’ultimo respiro. Squartarono il suo corpo e la ridussero in cenere”. Tale fu la fine di questa poliedrica donna, fine che portò il celebre poeta Vincenzo Monti a declamare: “La voce alzate, o secoli caduti/Gridi l’Africa all’Asia e l’innocente/ombra di Ipazia il grido orrendo aiuti”. È nell’ultimo pensiero di Ipazia verso i suoi carnefici che si coglie la santità e le parole del Cristo: “Strano Dio che ha paura delle parole. Che odia i libri. Strano Dio davvero. Ma è il Dio che loro vogliono dipingere quello che fa paura. La proiezione delle loro paure. Non è Dio. Perché Dio o gli dei li puoi chiamare in mille modi, ma se sono davvero lassù, dietro le stelle, e sono loro che regolano tutto, perché dovrebbero avere paura? E di cosa? Di noi? La paura e la violenza appartengono all’uomo, a Dio, appartiene l’amore”. Santa Ipazia nel calendario non esiste e non esisterà mai. A Cecilia.

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