21 Una stella a Firenze
Juan, il vescovo mai beatificato
di Stella Rudolph   

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“Santo subito!” si gridò vox populi nel 2005 alla morte di Giovanni Paolo II, il quale in effetti fra poco verrà canonizzato: colui che lungo il quarto di secolo del suo pontificato aveva promosso addirittura 1342 beati e 483 santi, ossia un primato di affollamento dei cieli nella storia bi-millenaria della Chiesa romana. Eppure tale rapido unisono di consensi non si constata nei metodici processi vagliati dalla Sacra Congregazione dei Riti (oggi dei Santi) in passato, giacché parecchie migliaia di candidati furono bloccati nell’ascesa agli onori degli altari dopo aver raggiunto lo stadio preliminare del riconoscimento quale servo di Dio e poi venerabile, senza passare ad essere dichiarati beati e alfine santi. Ne cito un esempio integerrimo: lo spagnolo Juan Palafox y Mendoza (1601-59), vescovo di Puebla nel Messico dal 1639 per 14 anni (nonché incaricato viceré nel ’40-42), insigne teologo, promotore delle scuole di Cristo avviate da san Filippo Neri all’insegna di una devozione interiorizzata e, per l’appunto, morto in odore di santità. Questo pastore infaticabile (fondò il seminario e ospedali ivi, fece restaurare numerose chiese) era anche un coraggioso difensore degli indios, al punto da istituire ben cinque cause a Roma contro le vessazioni dei missionari gesuiti nei loro confronti: la compagnia di Gesù non glielo perdonerà. Se nel 1691 Innocenzo XII riuscì a promuoverlo venerabile, il processo per la sua beatificazione nel 1726 fu insabbiato dall’ostruzionismo dei gesuiti ancora piuttosto rancorosi nei suoi riguardi, come quello avanzato nel 1777 da Pio VI e l’ultimo intentato nel 1852 da Pio IX. I documenti relativi giacciono presso la suddetta congregazione; basterebbe riprenderli in mano per verificare gli indiscussi meriti di questo personaggio caduto in oblio. I 320 anni trascorsi dall’inizio del suo iter verso l’altare mai raggiunto, palesano che la piena ricognizione di chi visse da santo tra di noi non sempre arriva tramite un decreto emesso dalla gerarchia ecclesiastica di cui, le risoluzioni, furono spesso inficiate da beghe di tutt’altro genere.

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