24 Classika
Franz, un satanasso della tastiera
di Gregorio Moppi   

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Era un satanasso della tastiera, l’equivalente pianistico di Paganini – sebbene, nel contegno e nell’aspetto - meno sulfureo di lui. Suo regno fu il gran coda, che volle rendere possente più di un’orchestra. Don Giovanni incallito, erano le donne a fargli la corte, e talvolta per levarsele di torno se la svignava quatto quatto dalle stanze d’albergo serrandovi dentro a doppia mandata l’esaltata di turno. Di compagne fisse, però, ne ebbe solo due, intelligenti, di gran classe: una contessa e una principessa. Già maritate ad altri. Non seppe rinunciare ad alcuna tentazione, neanche alla massoneria, eppure aspirò sempre all’aureola, al punto da trasferirsi in Vaticano e prendere gli ordini minori. Era Franz Liszt, ungherese che non parlava una parola d’ungherese, artista cosmopolita e generoso. Concepì la santità più come estetica che come regola, ma tanto gli bastò per inebriarsi di paradiso. Quest’anno se ne festeggia il bicentenario della nascita.

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