18 Dall'Armenia
Il pane non perde mai la sua santità nemmeno se lo mangi gratis
di Sonya Orfalian   

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Hreshtag Dicran era rimasto tra gli uomini dopo che il cielo si era allontanato dalla terra. C’era stato un tempo in cui il cielo e la terra erano vicinissimi, tanto che una spiga di grano senza gambo e con le punte lunghe poteva toccare il cielo. Poi un giorno all’improvviso tutto cambiò. Ecco cosa accadde.

Un vecchio, attraversando i campi col suo nipotino, si era accorto che il bambino si era sporcato; aveva quindi strappato un ciuffo di spighe per pulire il piccolo ma gettandosele incautamente dietro le spalle aveva colpito il cielo risvegliando la tempesta, e tra rombi e tuoni fragorosi il cielo si era allontanato dalla terra, in alto, sempre più in alto. Hreshtag Dicran restò a guardare la sua casa che si allontanava lassù, ma non si perse d’animo e subito si diede da fare, mettendosi a coltivare la terra. Tuttavia era un angelo buono e pochi frutti raccoglieva: non amava estirpare le erbacce perché in fondo gli dispiaceva comunque sradicare una piantina, pensava che in fin dei conti qualcosa di buono ne sarebbe uscito; magari, chissà, questa volta quei ciuffi insignificanti e senza nome avrebbero dato un frutto saporito. La sua speranza era affidata al tempo che tutto cura. Pensava: “Finché la pianta cresce, possiamo godere del verde che dona. Poi se non darà frutti, pazienza, forse darà dei fiori. E se così sarà godremo dei colori dei suoi fiori, e se non darà fiori...”. Così il suo orto multicolore, un fazzoletto di cielo sulla terra, brulicava di piante misteriose, di fiori nuovi, di insetti dalle mille forme e gli uomini facevano la fila per vedere quel pezzetto di cielo custodito da Hreshtag Dicran.

 

Testo originale in Armeno:

 

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