3 Gesti teatrali
E Ringo faceva roteare le sue pistole fumanti
di Alberto Severi   

Share

Psiccoli privilegi imprevisti parevano incredibili colpi di fortuna. Era il segreto della felicità di un’infanzia sostanzialmente povera. Così quando il modesto appartamento preso in affitto dal babbo nella prima quindicina di settembre, a Torre del Lago (non a Viareggio e non in alta stagione) rivelò possedere una terrazza che dava sulla platea di un cinema all’aperto, io e mia sorella rasentammo l’euforia. Che bazza! La sera si potevano vedere a sbafo i film sul grande schermo, senza pagare il biglietto, seduti sulla seggiolina impagliata a ciucciare il mottarello diaccio di freezer! Lassù qualcuno ci amava, indubbiamente. Grazie, Gesù. Sei un amico. Uno dei film più belli in assoluto della mia vita – altro che Chaplin, Kubrick, Fellini o Truffaut! – fu così uno spaghetti-western intitolato, mi pare, Tre colpi di Winchester per Ringo. E la scena più memorabile fu quando Ringo, interpretato credo dal grande Giuliano Gemma, dopo aver vinto uno sfida pistolera entusiasmante, ripose le colt nelle fondine, non senza aver fatto fare alle pistole una vorticosa piroetta, girandole attorno al dito medio infilato nel grilletto. Ganzissimo! Anzi: ganzifero. Ghìvido. Bestiale. Ringo era la pistola più veloce del West (e anche il fucile: di qui il Winchester del titolo), aveva appena sostenuto una sfida pazzesca con dei tipacci formidabili, mandandone almeno un paio al creatore, ciononostante si prendeva il ghiribizzo, del tutto inutile, ma esteticamente sublime, di quella doppia piroetta delle pistole ancora fumanti. Era cinema, si capisce: ma il gesto risultava prettamente teatrale, nell’accezione un po’ derogatoria che l’aggettivo talvolta assume, come di un che di enfatico, di pleonastico, di gratuitamente istrionesco. Per me, invece, c’era più sostanza lì, che nella sparatoria che l’aveva preceduto. L’essenziale era il superfluo. La cosa più seria era il gioco. Per questo, in generale non credo che occorra preoccuparsi troppo, con eccesso di correttezza politica talebana, per le armi giocattolo in mano ai ragazzini. Soprattutto se dopo aver ucciso il nemico, il ragazzino si picca di far roteare le pistole attorno al dito, prima di riporle nella fondina. Sta giocando, e lo sa. Sta facendo teatro. E non rischia, come accade talvolta in televisione, di confondere il reality con la realtà. E viceversa. Sipario.

Share