10 Una stella a Firenze
Stregata da Dorothy e Scarlett
di Stella Rudolph   

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L’anno 1939 segnò una svolta nella storia del cinema con l’uscita di due film piuttosto diversi l’uno dall’altro ma entrambi capolavori del medesimo regista, Victor Fleming, e subito diventati cult movies anche per lo straordinario carisma degli attori: Il Mago di Oz e Via col vento. Venivano continuamente riproiettati; tant’è vero che, una dozzina d’anni dopo, entrarono a fare parte della mia formazione mentre ero ancora alla scuola elementare. Messe da parte le favole (fairy stories) lette durante l’infanzia, mi trovavo ormai alle prese con l’Odissea di Omero ed ecco saltare fuori dalle pagine libresche con la prepotenza di una narrativa visiva sugli schrmi due racconti che suturavano favola e saga nel tema di un sofferto ritorno a casa, irto di trappole, incantesimi ed avventure talvolta degne di Ulisse. Indimenticabile la sapiente mistura del bianco e nero con il technicolor (allora agli albori) che articola il viaggio onirico della fanciulla Dorothy (una strepitosa Judy Garland) alla ricerca del fantomatico Mago di Oz per perorare un aiuto al fine di tornare alla fattoria nel Kansas volata via con un tornado come lo sono, d’altronde, le bellissime canzoni (Somewhere over the rainbow, ecc.). Invece è dalla storia vera della Guerra Civile americana che scaturisce la trama conclusasi con la fuga di Rhett Butler (Clark Gable) e Scarlett O’Hara (Vivien Leigh) dalla città di Atlanta in fiamme per tornare alla ben più signorile dimora di lei, occupata e devastata dai soldati del Nord (sempre in technicolor ed accompagnata da una formidabile colonna sonora). Indubbiamente l’impronta di codesti film lasciatami in tenera età (e di tanti altri in seguito) ha condizionato la vocazione di storica dell’arte che poi ho seguito. Il cinema si era presto insinuato di soppiatto nella mia vita e tuttora mi accompagna nello svisceramento di ciò che ci sta succedendo oggi.

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