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Syriana come fosse Harry Potter
di Raffaele Palumbo   

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Sono anni che studio un film, come si studia un testo complesso che continua a parlarci e a dirci cose nuove ad ogni visione. Detta così verrebbe da pensare ad un grande film d’autore venuto fuori negli anni d’oro del cinema vero, quello che si faceva quando ancora non c’era Blockbuster, l’homevideo, i multisala con venticinque minuti di pubblicità prima del film e la tv a pagamento. In realtà si tratta di una recente, classica produzione hollywoodiana da 50 milioni di dollari.

Ovvero un film americano con tanta azione, perfetto per il multisala, il dvd e il red carpet dei Golden Globe. Fu, nel 2005, il film dell’anno. Syriana, scritto e diretto da Stephen Gaghan (Traffic) e interpretato da una bella carrellata di star e premi Oscar, primi fra tutti George Clooney, Matt Damon e - solo per un cameo - William Hurt. Niente affatto marginali le musiche ipnotiche di Alexandre Desplat. Che c’è da studiare, vi chiedere allora voi? Come ama fare Gaghan, il film è un intreccio di storie, tanto da essere stato definito dal critico Roger Ebert “un esempio di cinema a hyperlink”. Il punto di partenza è il libro del veterano della Cia Robert Baer See no evil, tradotto in italiano con La disfatta della Cia (Piemme). E poi dentro c’è: una grande fusione tra due compagnie petrolifere americane prese di mira dall’antitrust e il tema della dipendenza dal petrolio, lo sfruttamento dei lavoratori asiatici non arabi nei paesi del golfo e il fatto che il petrolio “si va esaurendo” (Matt Damon), i grandi sommovimenti mediorientali e l’analisi su quanto siamo disposti a fare per accaparrarci il petrolio rimanente. C’è la costruzione del kamikaze e il rapporto padre-figlio, c’è il conflitto famiglia-politica e c’è la disfatta della Cia, ridotta a protettore delle corporation americane nel mondo. Su petrolio, Medioriente e Stati Uniti c’è tutto. Non casualmente - nel forsennato ping pong tra Teheran, Beirut, Washington, Ryad, etc. - non c’è mai nè Israele, nè la Palestina: a riprova di quanto siano irrelevanti nell’area e di quanto appaiano imprescindibili, semplicemente perchè usati strumentalmente. Ogni frame è una informazione, ogni inquadratura ci dice qualcosa che non sappiamo. Una mole di conoscenza paragonabile ad una lunga bibliografia sui temi citati, condensata in 128 minuti di film. Ma la cosa divertente, la cosa che incuriosisce di più è: come è possibile che un film del genere abbia incassato più di 50 milioni di dollari in un anno e che abbia avuto il successo di una grande film di puro intrattenimento? Come è possibile che un numero considerevole di persone abbia visto Syriana con i popcorn, come si guarda un qualunque Harry Potter? La sola presenza delle stelle di Hollywood non basta a dare una spiegazione credibile. Il segreto del film è nella scrittura. E la scrittura perfetta a renderlo un capolavoro. Densissimo e insieme leggero.

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