19 Abbasso lo zapping
Per favore non toglietemi il buio: poltrona rossa, terza fila, centrale
di Alessandra Mammì   

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Non voglio parlare di cinema. Voglio parlare della sala buia, con le poltrone, rosse, e lo schermo bianco. Voglio sempre le prime file, al centro. Sono pronta a discutere con la bigliettaia e con il suo stupido computer che ragiona come una slot machine. «Le va bene H 27?» «No. Terza fila dallo schermo, potrone centrali. Se no cambio posto e le scombino tutto il quadro», minaccio io. Lo schermo lontano non lo sopporto. Ma è ancora peggio quello laterale. Mi devo tuffare nel film. Dal trampolino al cuore della piscina. In acqua fino alla fine. Fino all’ultimo titolo di coda. per questo detesto la gente che si alza prima che le luci si riaccendano. Protesto e a volte litigo. Sono uno spettatore talebano. Ma non parlatemi di golfo mistico, caverna platonica. Per me il cinema, l’unico, quello in sala, è la caverna di Alì Baba. Magia pura. Il resto è cinematografia, televisione, industria. Sono le immagini allucinate che sobbalzano sul mio computer di lavoro, quando ha appena inghiottito il dischetto di un film in ungherese sottotitolato in inglese, con il time-code che rotola numeri in un angolo della schermata.
Sono i film sullo schermo al plasma di casa che mi fanno addormentare sul divano; i classic-cult-family movie di Sky con l’info (pallino rosso) che ti dà la tramina, e l’info (pallino verde) l’ora d’inizio del prossimo. Prodotti deboli che cedono allo zapping dell’immaginario continuamente distratto. “Chi avrà vinto la partita?” “Cosa avrà detto Berlusconi?”. Detesto i futuristi che già decretano la morte del cinema in sala per promuovere allucinati scenari di film visti sull’I pad in metropolitana o memorizzati in qualche laptop “Così lo puoi interrompere e riprendere quando vuoi”.
Perché mai? Nel patto col diavolo c’è anche il tempo. Due ore tutte. Perchè la sala è autorevole e forte. Lì il film non si lascia trattare come un sogno usa e getta. Una volta entrati è difficile uscire fino alla fine. Anche se il film è brutto, anche se viene sonno, la decisione di alzarsi e andarsene comporta responsabilità. E allora si preferisce dormicchiare scivolando in quel sonno surreale, dove nel dormiveglia i personaggi si sciolgono nella mente abbandonata e cominciano a fare tutt’altre cose da quelle previste dal film. Sarà successo davvero o l’ho sognato? Chissà. Tutto è possibile qui, nel buio, nella poltrona rossa, in terza fila al centro. Per favore non toglietemi la sala.

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