20 Classika
Inganni da elisir d’amore
di Gregorio Moppi   

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L’Italia non cambia. Preferisce da sempre avvoltolarsi nelle illusioni. Oggi come nel 1951, anno di Bellissima di Luchino Visconti. Allora come nel 1832, anno dell’Elisir d’amore di Gaetano Donizetti. Visconti racconta dell’adescamento fascinatorio esercitato dallo schermo (del cinematografo, in quel caso), del desiderio prepotente di entrarci dentro a ogni costo per divenir parte di un mondo da favola; poiché le favole che traversano lo schermo sono tanto più appaganti delle nostre vite ordinarie, e il crederci ci conforta. Sotto Bellissima Visconti fa filare, ammiccanti, le note dell’Elisir d’amore. Storia di un piazzista cialtrone e ridicolo che, a villici insipienti irretiti dal suo carisma affabulatorio, vende medicamenti-patacca a poco prezzo spacciandoli per miracoli. E il curioso è che, da ultimo, non vengono i gendarmi ad ammanettarlo, ma anzi la gente se lo porta in trionfo quasi fosse l’uomo della provvidenza.

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