25 Di line e di lane
Prima Pagina, c’è poco da ridere
di Pietro Jozzelli   

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Il film più bello in cui meglio si definiscono i pregi e i difetti del giornalismo è Prima Pagina. Non fatevi ingannare dalle risate esplosive di Jack Lemmon e Walter Matthau, il film è serio, serissimo. E’ forse l’unico in cui, attraverso la dissacrazione ironica della mitologia del giornalismo americano, si coglie l’essenza di uno dei grandi poteri del Novecento, quella accozzaglia di genialità e di bassezze da angiporto di cui danno sempre prova i giornalisti, a cui spetterebbe di essere gli avamposti dell’opinione pubblica (il moderno Leviatano della società democratica). Fidatevi dei giornalisti, e al tempo stesso non fatelo. Sono quasi la stessa cosa dei registi: descrivono una realtà che non è mai reale (e come potrebbero, poveretti, visto che sono soltanto degli osservatori, anche se talvolta non in malafede) ma che dovrebbe apparire almeno verosimile visto che la patente di chi scrive in teoria è l’attendibilità. Così gli uomini che fanno il cinema: pretendete da loro la registrazione oggettiva del mondo? No, ci sediamo in una bella poltrona in una sala buia sperando di ritrovare l’essenza di un sentimento o di una storia, di cui abbiamo perso traccia per nostra vigliaccheria o per quella del cronista che ha tentato di prenderci per il naso.

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