26 Da Gerusalemme
Il ponte verso una vita a colori
di Sefy Hendler   

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Eravamo piccoli e la sala del cinema era enorme. Era soltanto un cinema di quartiere a nord di Tel Aviv, ma era bello come qualsiasi altro cinema del centro. Aveva ovviamente una tenda che veniva tirata prima di ogni proiezione, come a ricordare le nobili radici dell'arte del cinema, l'antica arte del Teatro. Aveva dei sedili di velluto ed una grande insegna al neon a forma di palma sulla facciata, che faceva eco al nome del posto, "cinema dekel", che significa appunto palma in ebraico.


Quando scendeva la sera, centinaia e centinaia di spettatori riempivano la sala per assistere all'ultimo capolavoro con Dustin Hoffman e Meryl Streep, Robert Redford e Jane Fonda. Quelli erano già gli anni settanta ma Israele era distante anni luce dal paese
moderno che è diventato. L'unico canale della televisione di stato trasmetteva i bianco e nero e il cinema era un ponte verso un mondo diverso e pieno di colori.

Crescemmo all'ombra del "dekel", il cinema dell'albero di palma. Lo abbiamo anche visto morire lentamente. Gli spettatori preferivano complessi cinematografici più moderni e il posto cominciò a svuotarsi fino ad essere lasciato deserto. È ancora lì, vuoto, nel cuore del quartiere, un ricordo di quando il cinema era sinonimo di un sogno più grande della vita che illuminava la nostra infanzia.

Traduzione dall'inglese di Vieri Sturlini

 

 

 

 

Traduzione: 

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