29 L'orto
di Stefano Pissi   

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Il mais, Zea mays L. è una graminacea – pianta erbacea a ciclo annuale - esigente in nutrienti, temperatura e acqua. Nei campi è granella secca per l’alimentazione animale o polenta per i cristiani. Negli orti invece si coltivava per la raccolta della pannocchia fresca, presa alla maturazione lattea o cerosa – quando cioè i chicchi sono ancora morbidi e pieni di zuccheri semplici, dolci.

Una volta raccolte venivano subito consumate, bollite o alla griglia, penso davvero più per snack che per vero cibo. Nel Mugello, anticamente, la coltivazione del mais era associata a quella dei fagioli che sfruttavano il possente fusto del cereale come tutore per arrampicarvisi; arrivati a maturazione prima veniva raccolto il legume e poi si passava alla mietitura del moderno frumento, il formentone, così lo chiamavano i mugellani. Dopo la mietitura le pannocchie venivano portate sull’aia per il mestiere della battitura, separare i chicchi dalla pannocchia. L’operazione veniva fatta in cerchio e i partecipanti parlando e battendo forte il cereale con il correggiato sul lastricato dell’aia socializzavano, si sfogavano. A fine giornata di lavoro niente pensieri. Dopo la cena spesso c’era la veglia – il cinema dei contadini, storie vere, sognate, vissute o che avrebbero voluto vivere: paure, sentimenti forti, batticuori, delusioni, tragedie, risate, pianti e qualche volta anche cazzotti; con scenografie originali e sceneggiature improvvisate e anche musica, in presa diretta ovviamente. Adesso invece, dopo che ci siamo evoluti in un progresso che a tratti sappiamo gestire, che non ci riconosciamo più, molto è cambiato; allora in un baleno il formentone è diventato popcorn, il focolare un maxi schermo (maxi - scherno direi) e la veglia, quando va bene, finisce al cinema.

Illustrazione di Lucio Diana

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