8 In scena
2031, la vita vista da quelli dell’Odin
di Tommaso Chimenti   

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Il teatro dovrebbe cambiare la vita. Spostarla anche di solo un passo, un centimetro, un grammo. Di chi lo fa, di chi lo vede. Entrare a teatro è entrare in un nuovo mondo. Uscirne sporchi, pieni, diversi, questo dovrebbe fare. Cambiati. Uscirne con la maglia pulita, con lo zero a zero in tasca è solamente sinonimo di tempo perso. Ancora tagli alla cultura, gli attori non considerati alla stessa stregua dei lavoratori degli altri settori. Ma il pubblico ha fame di cultura. Di cambiare le cose dal basso, nel proprio piccolo quotidiano. Una pièce teatrale non salva la vita ma certamente la migliora. Spettacolo, termine abusato e in questo caso altamente riduttivo, da non lasciarsi sfuggire è La vita cronica che segna il ritorno in Italia, dopo molti anni di assenza, del maestro Eugenio Barba (brindisino di nascita) e del suo Odin Teatret, gruppo nato dagli insegnamenti di Grotowsky in Polonia, formatosi nel ’64 in Norvegia e stabilitosi in Danimarca. E’ una novità, un debutto: si chiama La vita cronica, dal 4 all’8 ottobre al Fabbricone, e chiude il festival Contemporanea diretto da Edoardo Donatini. Siamo in uno scenario non troppo lontano, per cronologia e modalità: 2031. I temi: immigrazione, precariato o mancanza di lavoro, di futuro, di prospettive, guerra civile. Non manca niente. Ci siamo, pur non volendo essere pessimisti. Quelli dell’Odin considerano il teatro un fatto di vita o di morte. Non certo un divertissement, un passatempo. Non è un perdere tempo ma prenderlo, guadagnarlo. Il teatro visto come modo di risolvere i problemi personali e quelli del mondo intorno. Lo spettacolo poi continuerà le sue repliche in Italia, sempre in Toscana, al Teatro Era di Pontedera, dal 23 al 26 novembre.
Info: 0574608531 - www.contemporaneafestival.it.

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