9 Sintesi esaustiva
Neppure Salvador Dalì farebbe meglio
di Milly Mostardini   

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Surrealismo e libertà. Il guaio è che, a parte conoscere e amare l’opera dei pittori e artisti del periodo storico, così chiamato, non si capisce cosa sia questo surrealismo con la esse minuscola, di uso corrente: sta sopra il reale, lo passa da sotto, lo esalta, lo contraddice, ci sprofonda? E alla fine, cosa sarebbe il reale (l’opposto del virtuale?), e questo andrebbe chiesto agli psicanalisti, che ne sanno certamente di più. Si potrebbe aprire, infatti, un altro guaio: tra inconscio, subconscio e conscio, sotto o sopra magari, qualche distratto finirebbe per confondersi con supposta coscia, o coscio o cosciotto. In sogno, nel reale? Dato che la parola surreale, con annessi sostantivi, aggettivi e avverbi, tutti la usiamo assai di frequente, insorgono, invece di chiarezze interrogativi o dubbi. Del tipo: la conduttrice di RaiTre Serena Dandini trova annullato il suo programma, di largo ascolto, Parla con me con pretesti che non stanno in piedi, illogici: si può dire che è surreale? Il nostro sindaco non partecipa alla manifestazione dei sindaci in Prefettura contro i tagli della sciagurata manovra economica e però sottoscrive il primo abbonamento per la stagione del Teatro della Pergola, e però firma per l’antiporcellum. Il surreale si trova prima, dopo o all’incrocio di mezza via? L’autore della manovra, di cui sopra, dichiarava a piè fermo che con la cultura non si mangia: sognava o era desto o surreale? Il signor Sergio Marchionne, Ad Fiat, si imbatte, ci dicono ora, nei sindacati dei lavoratori Chrysler a Detroit: ci si chiede chi è stato surrealista, il Marchionne, i nostri sconfitti di Pomigliano e Mirafiori, i loro americani in seconda battuta? È surreale un capo di governo che fa più caso al lato b della collega di un altro Paese europeo che ai bund o cosucce simili? O lo siamo noi che a tale lato b, sempre inguainato in tailleur dai teneri colori, consci o non, non abbiamo mai fatto caso e abbiamo qualche preoccupazione sui bund? Altro che sogni. Allegramente dissacranti i surrealisti storici lo erano, ma neppure Salvador Dalì, un mago dell’esibizione, avrebbe inventato lo spot “Sono Maria, non sono Vergine” etc, etc. E i genitori eccessivi di Torino, troppo anziani per meritare una figlioletta: metti che i piccoli si trovano orfani, per disgrazia, leveremo le creature ai nonni, con un surreale affido? Mi date una rispostina, prego, a queste oziose parole in libertà e modesti pensieri senza freni? Per capire: siamo liberamente surreali o liberi surrealmente?

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