19 Sogni proibiti
Ore 12: i carrarmati svizzeri invadono Napoli e portano via la munnezza
di Raffaele Palumbo   

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Ore 11:50. Sarei arrivato in ritardo. Anzi, non sarei arrivato proprio per nulla. La conferenza stampa del ministro della Cultura Sandro Veronesi con l’annuncio di portare l’Italia al primo posto in Europa per gli investimenti sulla cultura iniziava dopo pochi minuti. L’avrei bucata perché l’attesa era troppo grossa e durava da giorni. Ieri, l’altro ieri, ieri l’altro ancora, la stessa storia. Un buco dietro l’altro. Tanto, ci dicevamo tutti, è per l’ultima volta. Tutti allertati per l’evento del ventennio e poi niente, un continuo rimandare. Anche la conferenza stampa del ministro dell’Economia Francuccio Gesualdi con l’annuncio che l’aumento della tassazione delle rendite finanziarie era diventata legge, la conferenza stampa del ministro dell’Immigrazione Mercedes Frias sull’automatismo del permesso di soggiorno per tutti, la conferenza stampa del ministro dell’Ambiente Francesco Meneguzzo sulla liberalizzazione delle energie rinnovabili, la conferenza stampa del ministro del Lavoro sul reddito di cittadinanza per tutti i lavoratori che perdono il lavoro, la conferenza stampa del ministro dei Trasporti dal titolo Non basta fare il bene, bisogna anche farlo bene, quella del ministero per il contenimento del Vaticano Aldo Busi. Tutte bucate, tutte ancora una volta per lui. Ma questa volta dovevamo esserci per davvero. I telefonini di tutti i colleghi, i cameraman, i fotografi, emisero tutti un solo beep, contemporaneamente, lunghissimo. Beeeeppp. Era un sms collettivo in arrivo. “La conferenza stampa dal titolo Discorso di scuse agli italiani e annuncio di ritiro a vita privata con l’onorevole Silvio Berlusconi inizierà alle ore 12:00”.

Ore 12:00. Con la proverbiale precisione che li contraddistingue nel linguaggio comune, gli svizzeri fecero il loro arrivo. Una lunghissima fila - apparentemente infinita - di carri armati con la croce bianca in campo rosso fecero il loro ingresso, puntualissimi. Arrivarono trasportati su dei grossi mezzi e poi iniziarono a cigolare da nord. E iniziarono a circondare la città. All’altezza di Mugnano la fila si sdoppiava, una parte verso ovest, ad abbracciare Chiaiano, Pianura, Soccavo, Fuorigrotta e poi sul mare verso Santa Lucia, una parte verso Est, a prendere Scampia, Secondigliano, Capodichino e poi giù fino a Ponticelli e Barra. E di nuovo verso il mare, a chiudere il cerchio in piazza del Plebiscito. Il comando generale del mandato svizzero nominato dalle Nazioni Unite si era insediato la mattina presto a Palazzo San Giacomo, in piazza del Municipio. Il tempo di far arrivare i carri armati PZ-61 e PZ-68 a presidiare il territorio e già era stata diramata la prima direttiva. Sarebbero stati immediatamente rimossi tutti i semafori, ed ogni parvenza di segnaletica stradale. Le direttive erano chiare. Bisognava assecondare, anzi, incentivare il più possibile l’anarchia insita nei napoletani. Via le strisce pedonali, i cartelli stradali, i cassonetti della spazzatura, gli stop. Un lavoro infinito. Le operazioni sarebbero andate avanti fino al mattino, alle ore 06:00.

Ore 06:00. Mi sveglio di soprassalto e il cuore batte fortissimo. Ho fatto un sogno. Eravamo io, Giovanni Gozzini e Giorgio van Straten. Stavamo seduti comodamente su un volo della El Al, Damasco-Tel Aviv. Dietro di noi c’erano seduti Emilio Fede e Roberto Saviano. Che strano, ho pensato, Fede con Saviano, mah. Ridevano, uno dei due ha portato l’indice alla tempia e lo ha fatto roteare. Davanti a noi invece c’erano Khaled Meshaal e Osama Hamdan, i numeri uno di Hamas in Siria e in Libano. Su un volo israeliano e per giunta proveniente da Damasco. Mah! Ad un certo punto l’aereo ha iniziato la discesa, si è acceso il segnale delle cinture e un ufficiale di Tsahal - l’esercito israeliano - tutto listato di gradi e onorificenze, si è chinato su Meshaal e gli ha detto qualcosa all’orecchio. Ho sentito solo le ultime parole, mentre si allontanava: “quest’anno però la festa di fine Ramadan si fa da me eh, non voglio cazzi”. Proprio così gli ha detto. Sull’ultima parola, l’aereo ha smesso di scendere piano e ha iniziato a precipitare avvitandosi su se stesso, quasi a stallare. Faccio un salto dalla paura.

Ore 11:50. Mi sveglio confusissimo. Mi sono rimesso a dormire di sasso dopo il sogno sull’aereo. Non capisco subito dove mi trovo. Ho la precisa sensazione che nel letto con me fino a quel momento ci sia stata Mara Carfagna, ma so che non è successo assolutamente niente. Ho la testa in botta totale, sento un ronzio forte e la stanza gira. Sento un rumore continuo come di cingolati, vedo il Vesuvio, la Moschea di Omar, l’Haram al Sharif, la cinese che vendeva il riso nel mercatino di Fuorigrotta quando ero bambino, che ride insieme a Saviano. La cinese si porta l’indice alla tempia. Ridono. Sento “non voglio cazzi”. Non capisco niente. Passo dieci minuti così, seduto in mezzo al letto come un asino suonato. Poi, arriva un sms. Beeeeppp.

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