25 Di line e di lane
Metti il libero arbitrio nel dessert
di Pietro Jozzelli   

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L’altra sera, ad una cena con amici, davanti al dolce ho perso il libero arbitrio. Non nel senso che non ho saputo scegliere tra il semifreddo al caffè (buonissimo) e il latte alla portoghese (delizioso), ma perché un dotto commensale ha sostenuto che nessuna decisione consapevole potevamo prendere dal momento che non la nostra ragione o il nostro gusto mediato da una sintesi razionale intervenivano nella scelta quanto piuttosto una sorta di automatismo biologico che agiva dentro di noi e di cui non avevamo alcuna contezza. Dopo cena, ho sorriso pensando che, almeno nel mio caso, gli automatismi erano due visto che ho assaggiato sia il semifreddo che il flan; la questione però restava ed era assolutamente seria. L’amico citava la fine del libero arbitrio parlando della nascita della cibernetica e dei possibili sviluppi estremi della ricerca delle neuroscienze, io consideravo che se davvero è così finiscono al macero, almeno per un verso, venti secoli di storia della filosofia. Poi mi sono placato, pensando che nessuno ancora sa bene come funzionano i neuroni del nostro cervello; che ogni riduzione esclusiva della persona alla sua biologia la consegna nuda al potere, negando la sua storia, la sua biografia quale vero connotato dell’umano (Rodotà). Ed ho visto in questo eccesso di scientismo, l’altra faccia della mancanza di conoscenza scientifica nel nostro mondo: è diffuso un senso della scienza (soprattutto della neuroscienza) non come parte integrante della cultura ma come somma di aspettative per soluzioni (soprattutto terapeutiche) di tipo miracoloso. Quanto a scienza e filosofia, come sempre continuano a combattere sul ring e dichiarare la fine del libero arbitrio sembra l’annuncio di un gancio destro che ha mandato a tappeto la filosofia, insomma un gesto scaramantico più che una conquista scientifica.

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