11 Lasciate che i bambini
Guarda la Torre di Arnolfo, ci ricorda che siamo tutti uguali
di Tomaso Montanari   

Share

Le maestre dell’asilo hanno spiegato a Filippo che ogni animale ha una casa, una tana, una cuccia, un riparo. Anche gli uomini hanno una casa: anzi, gli hanno detto, gli uomini sono i soli che ne hanno di due tipi. C’è la casa di ogni famiglia, o di ogni individuo. Ma poi c’è una casa di tutti. A Firenze, hanno spiegato, quella casa si chiama Palazzo Vecchio.

È più grande e più bella di tutte le altre case e appartiene proprio a tutti: non importa se sono belli o brutti, poveri o ricchi, colti o ignoranti, maschi o femmine, deboli o forti. E non importa nemmeno se sono nati a Firenze. Così, quando Filippo (che ha tre anni) passa per piazza della Signoria, dice: “Babbo, Palazzo Vecchio è così bello perché è di tutti”. E così, grazie alla scuola (che è una scuola pubblica) Filippo e i suoi compagni (metà dei quali viene da molto lontano) non imparano solo la lingua italiana fatta di parole: ma imparano anche che in Italia c’è un’altra lingua. Una lingua fatta di palazzi, chiese, quadri e statue che appartengono a tutti. E imparano che quella lingua non serve a divertire i ricchi, ma serve a farci tutti eguali. E ogni volta che Filippo avrà la tentazione di dimenticarselo, basterà guardare la torre di Arnolfo, e ricordare: se Palazzo Vecchio è di tutti, è proprio vero che siamo tutti eguali.

Foto by James O'Mara

Share