24 Pieni d'Islam
Quei 300 “bacini” dimenticati a Pisa
di Giovanni Curatola   

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Le grandi chiese e basiliche medievali italiane fanno un grande sfoggio interno ed esterno di marmi preziosi, di colori contrastanti e intagli minuziosi. La bicromia, in genere pietra bianca e verde scuro o nera, ci è familiare in Toscana (San Miniato fra tutte), ma pure in Liguria e Sardegna. La ritroviamo anche in Siria e Palestina oltre che in Turchia: è un tratto che possiamo definire mediterraneo.

Le chiese più povere non si potevano permettere tali lussi e si arrangiavano come potevano per la decorazione. Spesso inserivano nelle facciate esterne della ceramiche (cosiddetti bacini) importati un po’ da tutti quei paesi d’oltremare che in quell’arte erano maestri. Queste belle conche venivano soprattutto dalla Spagna e dal Nord Africa, regioni che allora erano saldamente in mano ai musulmani i quali, in varie di quelle zone, ci sono rimasti fino a oggi. Questo dei bacini nelle chiese è stato un fenomeno non sporadico e casuale in Italia e con testimonianze diffuse in particolare nelle zone marittime e costiere: soprattutto Pisa, Gaeta, le Marche, ma anche Pomposa, Milano, Pavia, Alessandria e Roma, oltre a un po’ tutto il Sud. Ceramiche come ex voto, molto spesso, e importanti perché ai nostri giorni ci documentano una produzione magrebina (Algeria, Tunisia e Marocco attuali, ma anche qualche opera di Spagna e le imitazioni siciliane), che in quelle terre non s’è conservata se non a livello di coccio negli scavi archeologici. A Pisa – Museo Nazionale di San Matteo – i bacini staccati dalle pareti delle chiese sono più di 300, un patrimonio unico e spesso dimenticato.

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