26 Di line e di lane
Imprevedibile? Il paravento non regge
di Pietro Jozzelli   

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Tante lacrime, sì, ma anche tanta ipocrisia sulla morte del centauro Marco Simoncelli nella gara in Malesia. Volto di bimbo, duro in pista ma gran cuore fuori, immagine di una generazione, che tristezza averlo perso lui amato da tutti e già predestinato a raccogliere la corona di Valentino Rossi. Il consueto florilegio del destino cinico e tragico, del bello troppo presto condannato, dalla sorte o dalla tecnologia, è stato sciorinato come un antidoto all’unica persino ovvia riflessione, chi corre a trecento all’ora su una moto, insieme ad altri che corrono come lui alla stessa velocità, ha ottime possibilità di non diventare vecchio. Va bene che il senso del limite è scomparso, che tutti più o meno viviamo vite che non possiamo permetterci, ma almeno non schermiamoci dietro il paravento della bella morte, dello scontro imprevedibile, della casualità dell’intreccio di gomme e telai impazziti che schiacciano le vertebre cervicali al bel Sic. Questa fine fa parte del gioco, è perfettamente omogenea all’immagine televisiva delle gare di MotoGP, va talmente messa nel conto che l’unica cosa che desta sorpresa è la sorpresa del mondo.

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