4 Riflessioni
Attenti ai Non Luoghi, dove si perdono il passato e il futuro
di Alessandra Mammì   

Share

I
All'inizio furono gli aeroporti. E li battezzammo non luoghi. Poi si definì non luogo ogni posto dove la gente si mescola, passa, transita, mangia, dorme, corre, legge, parla, si bacia, si saluta, piange a volte, si arrabbia, si agita, si preoccupa, attende .Tutte le declinazioni degli umani affanni e dei fisici bisogni accolte in un non luogo. Tutte, tranne una. In un non luogo non si abita.
II
Un non luogo conosce solo il presente. Non c'è passato non c'è futuro. Dunque non c'è storia. E se per questo neanche geografia. I non luoghi sono uguali su tutta la superficie del pianeta.
III
All'inizio erano gli aeroporti. Brian Eno ne scrisse anche la colonna sonora. Note liquide, vibrate trasparenti, leggere, senza corpo. Come i passi senza suono nei corridoi del transito. Come gli uomini nei rendering degli architetti che costruiscono aeroporti. Sagome di creature perfette, nè grasse nè magre, nè alte nè basse. Silhouettes senza volto, che abitano la sur-modernità con le loro misure standard conformi al sedile di un volo di linea e alla taglia M di una giacca da pret à porter. Non-corpi ritagliati negli spazi vuoti di un progetto fatto di luce, vetro e acciaio e pensato per la luce delle alogene, che sono le stelle fisse dei non luoghi.
IV
Dunque si comiciò con gli areoporti e i centri commerciali, poi ci si perse. E scoppiò la pandemia. Come il Nulla nella Storia infinita di Michael Ende, il non luogo ha divorato il mondo di Fantasìa, che poi altro non era che i centri delle nostre città fatte di ciabattini e trattorie, cinemini puzzolenti e abbigliamento di tradizione. La pandemia li ha trasformati in storici non luoghi. Pantheon di pub irlandesi e wine bar, negozi monomarca di lusso, sushi e internet point. Nessuno si è opposto. Qualche lacrima in cronaca quando la storica profumeria Materozzoli in piazza in Lucina a Roma con tanto di vetrinette molate e boiserie anni venti, più la foto di D'Annunzio che fu cliente (e neanche tra i primi) venne sfrattata nel nome di Tod's. Un Tod's d'origine controllata, identico agli altri sparsi nel mondo, perchè il brand deve essere sempre riconoscibile e perpetuamente fedele a se stesso da Sidney a Tokyo.
V
Con il termine gentrificazione (in inglese, gentrification, deriva da "gentry", termine che indica la piccola nobiltà inglese) si indicano i cambiamenti socio-culturali in un'area, risultanti dall'acquisto di beni immobili da parte di una fascia di popolazione benestante in una comunità meno ricca. Questi cambiamenti sono tipici delle periferie urbane ma soprattutto dei centri storici, dei quartieri centrali, nelle zone con un certo degrado da punto di vista edilizio e con costi abitativi bassi. Nel momento in cui queste zone vengono sottoposte a miglioramento urbano, tendono a far affluire su di loro nuovi abitanti ad alto reddito e ad espellere i vecchi abitanti a basso reddito, i quali non possono più permettersi di risiedervi. (wikipedia)
VI
Mi sono persa in un mall. Il più grande centro commerciale di Roma. Una città di mall. Ho sbagliato parcheggio, sono salita dove non dovevo, sono stata rimproverata. "Se lei doveva andare da Ikea perchè ha lasciato la macchina nel parcheggio rosso che è di Auchan? Quello di Ikea è blu scuro, ma non si confonda con Decathlon che invece è azzurro". E adesso?
P.S.: Ho scoperto che in un mall nascondono le indicazioni perchè se un consumatore si perde fra la merce forse compra anche cose che non aveva previsto. Geniale.
VII
Una sera triste ed estiva mi son seduta con mio fratello a un tavolino di un ristorante italiano in una piazza piccola e quadrata del centro di Roma. Abbiamo mangiato cibo che conoscevamo. E parlato fino a tardi. Fino a quando tutti erano scomparsi, tranne il proprietario seduto con un amico in un altro tavolino. Invece di mandarci via ha aperto una bottiglia , ci ha invitato al suo tavolo, ci ha offerto del vino. Siamo restati ancora e da allora per sempre. Siamo diventati amici e il suo ristorante è il mio ristorante. Mi fido di lui e del suo cibo. Lì ho festeggiato i compleanni, la partenza di mia figlia per l'estero, gli anniversari di matrimonio. Lì tutto ha un senso: la piccola piazza quadrata, le sedie grigie, il nome del ristorante: "Grano". Antico e semplice. Come si conviene a un luogo.
VIII
I luoghi a differenza dei non luoghi sono lì per raccogliere la nostra storia. Hanno odori, spessori, inciampi. Ci accettano anche se siamo grassi o troppo magri. Anche se siamo confusi e non obbediamo ai segnali. Nei luoghi si abita, si lasciano tracce, si raccolgono testimonianze. Nei luoghi vivono persone diverse magari capitate lì per caso e rimaste per un tempo che nessun display è in grado di misurare su un cartellone elettronico. Marc Augè li ha chiamati i luoghi antropologici. Per chi li conosce e li abita sono semplicemente luoghi umani.
IX
"Una volta l'uomo aveva un' anima e un corpo, oggi ha bisogno anche di un passaporto, altrimenti non viene trattato da essere umano". Stefan Zweig, "Il mondo di ieri", 1941.

Share