7 In scena
Roberta e la follia dei call center
di Tommaso Chimenti   

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Sul palco, l’improvvisato, il fortuito, il casuale, è studiato, pensato, scritto. Niente a che vedere certo con l’inganno perché ogni replica è indissolubilmente unica ed irripetibile, ma il canovaccio base rende elastiche le scelte ma il fulcro saldo. La finzione rimane la miglior dote ed il non farsene accorgere un’ottima soluzione. A modo mio, cantavano i Negrita, sicuramente ispirati dall’intramontabile My way di The Voice Frank Sinatra. Ed allora a modo nostro ci addentreremo in E’ stato così (4 e 5 al Teatro Puccini) sia per vedere, e speriamo ri-conoscere, le ambizioni attoriali di Sabrina Impacciatore (che ha sostituito la nuova musa del cinema italiano Alba Rohrwacher), che ha scelto, come ultimamente molti suoi giovani colleghi da grande schermo (Riccardo Scamarcio, Francesca Inaudi, Stefano Accorsi, Elio Germano, Claudio Santamaria, Giuseppe Battiston), il passaggio inverso, dalla celluloide alle tavole scricchiolanti. La storia di Natalia Ginzburg dei patimenti e delle umiliazioni che una donna nel primo dopoguerra subisce dal marito fedifrago fino alle estreme conclusioni. Non ci perderemo I fratelli Karamazov (dall’11 al 22 al Teatro Metastasio di Prato), la visione del regista Guido de Monticelli dell’ultimo romanzo di Dostoevskij, produzione a metà tra lo Stabile della Sardegna e quello della Toscana. La nostra rotta sbilenca come l’andamento di un albatro ci porterà prima al Teatro Manzoni di Calenzano per Mi chiamo Roberta, ho 40 anni (il 21) testo che mostra l’abominio dei call center e del precariato diffuso che toglie speranze e certezze, per poi approdare al Fabbricone per sostenere la visione di Preparatio mortis (28, 29) del regista fiammingo Jan Fabre, già passato a Pontedera, una bellissima donna dentro una teca di falene. Non solo teatro ma anche grandi concerti: ascolteremo volentieri Samuele Bersani (il 12 al Teatro Verdi), l’amore partenopeo cantato in tutte le sue forme con Pino Daniele (il 19 al Verdi), il ritrovato Francesco Baccini che canta il conterraneo Tenco (il 24 al Teatro Puccini), Bobo Rondelli con il nuovo album L’ora dell’ormai (il 28 alla Città del Teatro a Cascina) con il suo cantautorato livornese tra malinconie, amori, depressioni esistenziali. E basta con aprile dolce dormire. Qui c’è da andare, da fare.

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