11 Provocazioni
E l’Operazione Guggenheim cambiò la vita di Bilbao
di Luigi Settembrini   

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Nel 1993 Germano Celant mi invitò a curare una sezione della sua mostra The Italian Metamorphosis 1943-1968 al Guggenheim di New York. Inaugurata nel settembre dell’anno successivo, l’esposizione ebbe un notevole successo di critica e fu visitata da oltre 400mila persone. Durante i mesi che mi impegnarono in quel lavoro ebbi modo di approfondire la conoscenza con Thomas Krens, a quel tempo padre/padrone del celebre museo americano.

Spesso la mattina, nel suo studio, prendevamo una di quelle acque calde che gli americani spacciano per caffè. Krens sedeva dietro una scrivania gigantesca, appena giusta per la sua spropositata statura. Molto diretto, Krens difendeva una sorta di timidezza (o riservatezza o scontrosità), dietro gelidi occhi azzurri e una perpetua aleggiante ironia mezzo pungente e mezzo benevola. Mi parlò di un’idea. “Sto pensando a un Guggenheim anche in Europa. E’ assurdo far nascere e morire idee nello stesso posto e non tentare di esportarle, farle girare. Nei caveau ho opere d’arte straordinarie, dirigo un museo che è un grande marchio della cultura internazionale, che ne pensi? E questo Guggenheim europeo dove lo faresti? In che paese? In che città?”. Non ebbi bisogno di riflettere. La città? Ovviamente Firenze. Lo spazio? Ovviamente Palazzo Strozzi, cubo perfetto rinascimentale, in quegli anni sede assai malmessa di eventi casuali. A Krens l’idea piacque. Fui incaricato di portare alla città una proposta che in sintesi prevedeva: 1. Strozzi sarebbe divenuto una sede espositiva internazionale, gestita dal Guggenheim, che vi avrebbe realizzato almeno due mostre l’anno. 2. La joint-venture, interamente a spese del museo americano – comprese quelle necessarie per le numerose ristrutturazioni e modifiche da apportare agli interni espositivi - si sarebbe chiamata Strozzi-Guggenheim e sarebbe durata dieci anni. Al termine di questo periodo il Comune di Firenze avrebbe avuto il potere di decidere, unilateralmente, se rinnovare l’accordo per un altro decennio oppure concluderlo. Il sindaco Giorgio Morales si entusiasmò, entrammo in contatto con la proprietà di Strozzi che apparteneva a una compagnia assicurativa, cominciammo insomma a lavorare. Ma a Firenze c’è sempre un ma. “Non abbiamo alcun bisogno di venderci agli americani” dichiarò Antonio Paolucci, allora potente sovrintendente ai beni culturali di Firenze e Toscana, in seguito ministro dei beni culturali, oggi direttore dei musei Vaticani. La fine della storia – da quel momento sono passati la bellezza di diciotto anni - è nota. Krens trovò un accordo con Bilbao, incaricò Frank Gehry di progettare e costruire una sede espositiva. Inutile aggiungere che la nascita di quel Guggenheim (1987) riuscì a cambiare il destino della città spagnola. Da luogo perfettamente ignoto a importante centro d’arte contemporanea. Ricordo il commento epigrafico di Krens: “Voi fiorentini non ricordate più quanto foste internazionali. Oggi non sapete più a che serve Firenze”.

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