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Profumi e odori, il senso della memoria del futuro
di Felice Cappa   

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La memoria è un luogo sospeso tra presente e passato, ma qual è la memoria del futuro? Il tema della memoria ha assunto una straordinaria importanza soprattutto per la contraddizione che viviamo dall’Ottocento ad oggi. La possibilità tecnica di registrare e riprodurre immagini e suoni – dopo che per secoli si potevano riprodurre solo parole – ha permesso di dilatare all’infinito l’archivio della memoria. Con la nascita della fotografia, prima, e del cinema e della televisione poi, la memoria è disponibile non solo come discorso affidato alla scrittura, o come immagine prodotta dalle arti figurative, ma come riproduzione della realtà (se pur relativa) grazie alla ripresa dal vivo e in diretta. Ma, a questa accumulazione esponenziale di frammenti di memoria, fa da contrappunto la velocità con cui si producono e si consumano le informazioni e le diverse forme di produzione culturale, una velocità che tende a sovrapporre continue stratificazioni, quando non procede per successive rimozioni, dovute, essenzialmente, all’accelerazione del fattore tempo. La possibilità individuale di raccogliere tutto quello che ha interessato la nostra vita, tutto ciò che ha nutrito il nostro immaginario, deve fare i conti con una quantità enorme di informazioni e produzioni impossibili da conservare e gestire in privato. La vita degli uomini del Novecento è stata sempre più sollecitata da una molteplicità di esperienze che hanno forzato i confini della comunità di riferimento, quella fisicamente esplorabile (il quartiere, il paese, la città), per coinvolgere comunità sempre più ampie e virtuali grazie ai circuiti dell’industria culturale e dell’informazione mediatica. La memoria di un uomo del terzo millennio è sempre più in relazione con una comunità globale, i suoi ricordi e le sue esperienze sono fissate sempre più frequentemente e in modo pervasivo in archivi collettivi di cui si riesce a verificare e controllare sempre meno la correttezza dei dati e il loro utilizzo. Non a caso per il web si utilizza la metafora della rete, ognuno di noi è un nodo, in una progressione infinita di maglie che non si sa dove cominciano e dove finiscono. Per ricostruire pezzi della nostra vita, anche del passato prossimo, non solo di quello remoto, siamo sempre più costretti a utilizzare la memoria collettiva, depositata nei giganteschi server che conservano le tessere di un mosaico così grande che spesso ci dà un senso di smarrimento. Difficile cogliere il disegno complessivo, ma è indispensabile farlo, almeno per la parte che immediatamente ci riguarda, per riuscire a collocare il nostro parziale frammento di vita nella contemporaneità. Wikipedia e You tube sono esempi eclatanti a tal proposito e sono diventati archivi di archivi in una serie di rimandi senza soluzione di continuità. Ma se tutto questo vale per immagini, parole e suoni, per i profumi e gli odori, per il gusto e per il tatto non c’è altro che la memoria individuale, intima, personale ed è forse qui che, ancestralmente, ripeschiamo il senso profondo dell’essere che va oltre l’uomo e forse può ancora riconciliarci con la vita nel suo senso più ampio e indefinito, ecco, forse proprio qui, risiede la memoria del futuro.

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