16 Prospettive
Agli Artigianelli non si grida “vergogna”
di Raffaele Palumbo   

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Tiziano Terzani quando passava davanti ad una famosa multinazionale dell'abbigliamento che in via Tornabuoni aveva presto il posto di una storica libreria, apriva la porta di ingresso, ficcava la testa dentro e gridava: “Vergogna!”. Ma quando si parla della battaglia per la difesa dell'antropologia di un luogo, non ci sono solo brutte notizie. Ci sono anche pericoli scampati. Incontro due signori in un posto, un luogo di Firenze che per età e provenienza non conoscevo. Il posto si chiama Istituto Pio X Artigianelli, in via dei Serragli, sorto all’interno dello storico complesso monastico dedicato a Santa Elisabetta e Santa Maria Maddalena e denominato delle convertite. Un posto enorme, nel cuore di San Frediano, a due passi da Porta Romana, da piazza Pitti, Boboli ed altre meraviglie. Un boccone estremamente ghiotto e appetitoso. Una storia su cui qualche furbetto del quartierino aveva già allungato gli occhi e su cui si preparava ad allungare le mani. Ah, dicevo i signori. Si chiamano Giovanni Pallanti - in passato segretario della Dc fiorentina, tra le poche a non essere state toccata da Mani Pulite e poi vice sindaco - e Roberto Izzo, Consigliere degli Artigianelli. Mi raccontano la storia dello scampato pericolo. Il posto era stato fondato nel 1901. Case popolari, la scuola, le botteghe artigiane per produrre e prima ancora per insegnare il mestiere. Una cosa curiosa, per i tempi che corrono: un istituto privato per i poveri, gli orfani, gli indigenti, le persone in difficoltà. Gli anni '50 e '60 sono gli anni di una figura mitica, ovvero monsignor Bruno Panerai. Un punto di riferimento per il quartiere con una funzione sociale fortissima. Poi il declino lento e inesorabile dagli anni '80 in poi. Il complesso degli Artigianelli aveva il destino segnato. Doveva essere interessato da una grande speculazione edilizia, da una ristrutturazione che lo avrebbe reso identico ad altre numerose residenze, doveva far fruttare un bel po' di quattrini. Così non è stato. Soprattutto grazie a quelle persone che - come Giovanni Pallanti - negli Artigianelli ci sono cresciute. Da qualche anno infatti gli Artigianelli stanno risorgendo, con la ristrutturazione di case popolari, e - tra le altre cose - con l'Atelier degli Artigianelli, che ha come finalità principale quella “di diffondere, tramite l’insegnamento e l’incontro con esperti e professionisti, le conoscenze dei mestieri artigianali”. Un posto di cui andare fieri, dove per fortuna - caro Tiziano - nessuno avrà modo di passar davanti e di gridare: “Vergogna!”.

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