18 Una stella a Firenze
San Miniato senza scala mobile
di Stella Rudolph   

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I non luoghi (termine coniato da Alain de Botton), come aeroporti o centri commerciali ove passano frotte di gente senza lasciare traccia, si differenziano da quei luoghi talmente vissuti lungo i secoli da recarvi un’impronta che si può definire antropologica per l’apporto dell’urbanistica, opere d’arte e coltivazioni, ecc, che hanno plasmato vita ed immagine di città, borghi e paesaggi. Per esempio qui a Firenze c’è un angolo segreto che ci restituisce pressoché intatto l’antico rapporto intra moenia/extra moenia fra il centro storico e la campagna adiacente: ovvero l’amena passeggiata che si può fare appena usciti dalla porta di San Miniato, costeggiando quel tratto delle mura trecentesche rimaste Oltrarno fino al Forte di Belvedere in cima alla collina che sovrasta, con un’impareggiabile veduta, la città. Un percorso vieppiù memorabile se si devia pure nella nascosta, parallela valle della Carraia ove è subito campagna con ulivi, frutteti e orti coltivati (il tutto in fiore in questa stagione): eppure si tratta di un tessuto fragile, anzi, forse a rischio. Un anno fa l’assessore alla cultura del Comune lanciò la proposta di collocare una scala mobile accanto a quelle mura per invogliare i turisti a salire più comodamente al Forte. Siffatta iniziativa, qualora realizzata, romperebbe definitivamente l’incanto di questo raro nesso tra centro e campagna (ben documentato sin dall’assedio delle truppe di Carlo V nel 1529-30: gli orti dentro e fuori le mura rifocillarono i cittadini come le fortificazioni ivi allestite da Michelangelo li proteggevano), inserendovi un tipico elemento dei non luoghi. Ma è proprio necessario arrivare a tanto per acchiappare un turismo pigro, spesso sbadato, a scapito di un lembo ancora vergine della nostra memoria storica?

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