23 Il popolo del blues
Firmato Lester, l’articolo che graffiava quelli del rock
di Giulia Nuti   

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Trent'anni fa, nell'aprile 1982, moriva - non certo per buona condotta - uno dei giornalisti più oltraggiosi e anticonformisti della storia del rock. Anzi, probabilmente, l'inventore assoluto di un certo tipo di giornalismo rock. Si chiamava Lester Bangs, all'anagrafe Leslie Conway Bangs. Per i cinefili Lester, nella finzione cinematografica, è il robusto giornalista interpretato da Philip Seymour Hoffman a cui il giovane Wiliam Miller, nel film Almost Famous, si rivolge per intraprendere la propria carriera. Bangs, americano, ha scritto per Rolling Stone e per Creem. Cominciò la carriera con la stroncatura di un disco degli MC5: sarebbe stata solo la prima di un interminabile elenco. Non era uno stinco di santo. Era quanto di più fastidioso e irritante si potesse incontrare sul proprio percorso, specialmente per un musicista che si confrontava con le sue parole. E' noto per gli artisti che amava, ma anche, e soprattutto, per quelli che odiava. Il suo rapporto controverso con Lou Reed è motore di numerosi dei suoi scritti. Jim DeRogatis gli ha dedicato una bella biografia, in italiano si intitola Firmato: Lester Bangs. Minimum Fax ha pubblicato in tre volumi le antologie dei suoi testi. A leggerli oggi, nel mare magnum dei dischi da tre stelle su cinque, sembra incredibile che articoli così venissero pubblicati. Pagine totalmente irresponsabili, si direbbe. Fatto salvo per la più scomoda delle responsabilità: prendere posizione. A trent'anni di distanza sono ancora un bel monito per tutte le volte in cui il giornalismo di opinione scivola verso un giornalismo senza opinioni.

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