26 Pieni d'Islam
Il muratore e la moschea del Venerdì
di Giovanni Curatola   

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Ustad (maestro) Tajmir me lo ricordo bene. L’ho conosciuto a Isfahan, in Persia, la città più bella e importante del Paese, quella che senza esagerare si considera la Firenze d’Oriente. Era un capomastro muratore che lavorava al restauro del monumento più insigne, la locale moschea del Venerdì, fra le prime costruite dai musulmani, una straordinaria enciclopedia di tecniche architettoniche, fantastica soprattutto per le strutture dell’anno Mille.

Tajmir era affascinato dalle volte interne delle cupole in mattone (circa 180 diverse soluzioni decorative), e più di una volta mi ha mostrato come farle: solo con mattoni e un’ottima malta a presa rapida, e un grande occhio, il segreto tramandato da generazioni (e, magari, anche il Brunelleschi aveva lo stesso materiale e lo stesso capomastro). Mattoni qualsiasi, la malta, e il tempo della messa in opera: mica semplice il mix fra niente fretta e nessun indugio. La moschea sta in piedi – contro le ferree leggi della statica insegnate da sapienti ingegneri – da più di mille anni. E’ un luogo senza tempo costruito dal tempo. Tajmir lavora ancora e insegna a chi vuole sentirlo la semplice e raffinata arte del mattone. In certi Paesi sarebbe un patrimonio dell’umanità vivente; nel suo piccolo credo che si accontenti di tenere viva la nostra tradizione millenaria, quella del tempo, nel tempo. E meno male.

 

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