6 Editoriale
Questo è Eros
di Maria Cassi   

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Eros era il nome di quel curioso barista con la gamba fara come dicono nell’alta Maremma, ossia una gamba un po’ offesa e questo fu il mio primo incontro con la parola eros. Eros aveva un modo buffo di muovere la bocca, capelli con la brillantina come usava all’epoca e un’aria da tombeur de femme assolutamente di campagna. Ricordo perfettamente il movimento del braccio con il quale Eros apriva lo sportellino della cassa dove passava gran parte della sua giornata a fare conti e scontrini. Ho sempre pensato all’uso dei nomi, ci vuole coraggio, specialmente in Toscana, e forse anche un po’ di orgoglio nel chiamare un figlio Eros, soprattutto non sapendo se la natura sarà generosa nei suoi confronti. Ma forse l’amore di una madre di fronte al suo piccolo appena nato è talmente forte e sicura che Eros era l’omaggio alla speranza di un futuro migliore. La madre veniva dalla guerra e chissà forse quel nome gli sembrò affascinante e senz’altro originale. Omero parlava dell’eros come di un’attrazione tra due persone così forte da portarti talvolta a perdere la ragione. Sì, io credo che quando si ama e si ama forte tutto questo è eros, amore, desiderio, ma anche stima e rispetto, libertà e gentilezza, passione e tenerezza, forza e fragilità fantasia e curiosità. Insomma l’eros per me è vita, è tentativo di completezza e fusione di due anime innamorate e dell’amore stesso, è purezza, è sostanza poetica e sinfonica, è danza e movimento, è urlo e silenzio. E se hai la gioia e la fortuna di incontrare anche una volta sola nella vita l’eros, quello di cui parla Omero, per me si può dire che è valsa la pena di vivere. E poi l’Eros con la brillantina e la gamba fara di quando ero bambina rimane per me un dolcissimo ricordo.

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