17 Perle del Sale
Il programma di febbraio
di Raffaele Palumbo   

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È l’evento del mese di febbraio al Teatro del Sale. La lettura che Maria Cassi ha deciso di portare in scena rappresenta un caso abbastanza unico nel panorama teatrale. Si tratta de L’uomo seme, di Violette Ailhaud, splendidamente tradotto da Monica Capuani. Una di quelle storie che lasciano interdetti e stupiti, come capita sempre più di rado: stupirci oggi, nella società della comunicazione totale, dove pensiamo di aver scoperto tutto, di aver raccontato tutte le storie e suonato tutte le combinazioni di note possibili. Una storia mai sentita. Maria Cassi lo racconta come “un affresco moderno, affascinate, anche erotico per certi versi”. Si tratta di cinquanta densissimi minuti per raccontare la storia di un piccolo paese della Provenza rimasto senza uomini, popolato di sole donne in attesa dell’Uomo del seme. La parola affresco non è casuale. C’è la tragedia dell’essere rimaste senza i propri uomini perché la storia ha voluto così. C’è il patto tra tutte le donne: il primo uomo che arriverà, sarà colui che con il proprio seme ci aiuterà a ricreare la nostra comunità, di uomini, di donne, di vecchi e di bambini. E il patto prevede che nessuna debba indugiare e dunque innamorarsi e dunque spasimare per un rapporto che sia esclusivo. C’è l’innamoramento per quest’uomo, e allora c’è anche il tradimento, vero o presunto, immaginato, frutto di una straordinaria astrazione. La lettura scenica è di straordinaria bellezza, come è molto bello il testo. “Capace anche – racconta Maria Cassi – di descrizioni molto evocative: una notte d’amore, un eros fortissimo, in grado di volare sopra ogni termine già sentito, scontato”. Quello che viene portato in scena al Teatro del Sale è dunque un testo molto lirico, poetico, che ci chiede di riflettere, partendo da una storia che ci appare anni luce distante dalle nostre caotiche città, dove non manca proprio niente, neanche la violenza contro le donne e il femminicidio. Qui ritroviamo un testo a suo modo femminista, e non solo perché la centralità delle donne è un dato di fatto. C’è nel testo e sul palco l’attesa e il desiderio, che diventano – dice Maria Cassi – “un grande omaggio alle donne, sicuramente, ma ancora di più un omaggio alla complementarietà tra uomo e donna. Tutto questo accade grazie ad un testo che è di grandissima originalità e insieme estremamente semplice ed originale”. La lettura scenica dell’uomo del seme di Maria Cassi è accompagnata da Marco Poggiolesi alla chitarra.

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