20 Di line e di lane
Il terzo toc
di Pietro Jozzelli   

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Era la donna dei tre toc. Tutti i mercoledì e i venerdì, verso le nove del mattino, saliva leggera i cinquantadue scalini del vecchio palazzo e con la mano destra, quasi chiusa a pugno, bussava due volte alla porta. Era il suo annuncio, il suo codice: toc toc. Lui l’aspettava. Si era alzato per tempo, aveva rifatto il letto, una rapida doccia calda, la vestaglia sul corpo nudo. Il secondo toc era ancora nell’aria e lui faceva scattare la serratura. Una folata di capelli biondi entrava nella stanza accompagnata da un vago profumo di rosa, un gesto della mano a sistemarli, due occhi e due labbra sorridenti che si precipitavano verso di lui mentre il casco da motociclista restava appeso all’avambraccio sinistro. Nemmeno due, tre secondi, la donna era già schiacciata sul corpo dell’amante in un bacio febbrile, esigente, indagatore e carico di promesse. Lui non reagiva, non pensava. Lasciava, come sempre, che lei dettasse tempi e modi di una intrusione che annullava ogni calcolo o ragione. Sapevano che sarebbero diventati una cosa sola, in un impeto di pura sensualità. Sognavano e temevano quel momento: da lì non sarebbero tornati indietro, qualunque cosa accadesse. In quell’istante, la donna gli slacciava la vestaglia, dal suo braccio sinistro cadeva a terra il casco. Era il terzo toc.

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