24 Classika
Amplesso al buio
di Gregorio Moppi   

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Nel cuore di una notte d’estate due giovani amanti si incontrano furtivamente in un giardino.
Colpa immensa è per loro l’amarsi, eppure non possono farne a meno.
Un filtro magico li tiene avvinti in una passione violenta, distruttiva.
I due sono Isotta e Tristano: lei recente sposa di re Marco di Cornovaglia; lui, del re, braccio destro, fido consigliere, amico devoto, perlomeno fin quando i suoi occhi non hanno incrociato quelli della donna.
Da quell’istante non è restato loro che una colpevole clandestinità nel buio.
Infatti solo di notte, momento di verità, il loro amore può manifestarsi, mentre il giorno illumina l’inganno del camuffamento, della finzione sentimentale.
Perciò Tristano e Isotta desiderano che la luce mai giunga, e che anzi l’oscurità perenne li avvolga per sempre.
Parlano, parlano i due, durante questo convegno amoroso.
Paiono sapienti bizantini tant’è la sottigliezza con cui disquisiscono decine di minuti, ad esempio, sul valore della congiunzione e, legame sintattico emblema della loro unione indissolubile.
E mentre le parole fluiscono abbondanti, la musica (perché siamo all’opera, e l’autore di testo e partitura è Richard Wagner che quest’anno festeggerebbe il suo duecentesimo compleanno) ci investe con una veemenza via via più impetuosa, tra rallentamenti e accelerazioni, dinamiche che si assottigliano per poi dilatarsi sempre più, un canto che da disteso si fa trascinante.
Come un ciclone che acquisti, con il movimento, ampiezza e impeto sempre maggiori.
Il teatro lirico per la prima volta nella sua storia raffigura l’eros: non sulla scena, che quasi Tristano e Isotta neppure si sfiorano, ma attraverso le note.
Che esprimono un amplesso tra i più potenti che mai arte abbia saputo creare.
Amore e sesso congiunti in rapimento di sensi bruciante, esaltato, ebbro.
Amplesso, però, aspramente inconcluso a causa dell’arrivo fatale di re Marco.

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