29 L’orto
RosErosEroSEros
di Stefano Pissi   

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Alla sola parola rose parte spontanea l’immaginazione e subito il viaggio; desiderio di conoscenza, di scoperta. E per questo capisco che, solo nell’emisfero boreale, le rose sono diffuse in ogni dove, dalla Russia – Kamchatka - fino in Nord Africa - Etiopia, dal livello del mare ai 2000 metri sopra. Praticamente infinite le varietà ritrovabili fra le selvatiche e quelle ibridate dall’uomo che le ha coltivate allevandole negli orti, per propria delizia e voglia di bellezza. Si classificano in botaniche, o originarie, quelle spontanee in natura, rustiche; poi troviamo le galliche, le rose più anticamente coltivate, da greci e romani e poi le rose damascene e poi le centifolie e poi e poi. Come portamento possono essere arbustive, rampicanti, ricadenti, fino a poter tappezzare un’aiuola, impenetrabile ad ogni altro essere vivente. Senza dubbio la pianta è rustica, ma anche generosa per la sua vigoria nel ricacciare una vegetazione verde lucente, anche dopo le potature più severe. Ve la descrivo dal basso: si parte con l’apparato radicale, decisamente frugale, poi il colletto, zona di confine fra radici e fusto – l’ipogeo e l’epigeo – poi c’è il gambo, che nella sua parte distale si chiama coda ed è quella che porta al suo estremo il fiore. È il fiore che clamorosamente fa la differenza per colore, forma e profumo, in base al numero e disposizione dei petali il fior di rosa può essere: semplice, doppio, semidoppio, stradoppio, a coppa, a rosa tea. Forse sarà un po’ come l’amore, che parte dal desiderio di conoscenza delle origini e della scoperta delle parti differenti che ci costituiscono, dalla fiducia necessaria per vedere oltre alle spine dell’inverno, sperando sempre nella primavera, quando arrivati i fiori ci accorgiamo che più bella cosa di questo programma che di eros è rose l’anagramma.

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