32 Riflessioni
Evoluzione mitologica
di James Bradburne   

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In the most popular versions of Greek mythology, Eros, the son of Aphrodite (sex) and the father of Hedone (pleasure), represents desire, even when it was turned against himself, in the case of his infatuation with Psyche.

Whilst sexual desire clearly also includes the longing for intimacy, affection and the mystical self-forgetting union of orgasm, it is also fundamental to how the human species reproduces. No wonder that Eros, the desire for sex, is the strongest among our basic human needs, eclipsing the needs to eat, drink and learn. Evolution, as proposed by Charles Darwin argued that the development of increasingly complex species was the result of random genetic mutations, whereby those mutations that increased the chances of an organism reproducing were inevitably favoured, whilst those organisms not so endowed would die out. Reproductive success – according to Darwin – was the principal driver of evolution. However, it seems that many human qualities may no longer be subject to evolution at all. Adaptive pressure has given rise – over millions of years – to some of the most extraordinarily beautiful and silly-looking creatures on the planet. However reproductive success must – by definition – be defined in physical terms: the ability to survive until sexual maturity; the ability to attract genetically superior partners with whom to procreate; the ability to ensure the ensuing young survive to sexual maturity in their turn. This is all well and good when it comes to animals, but does it still apply to contemporary humans? In earlier millennia, physical strength, hunting prowess and overall stamina were clearly genetically determined, and as a consequence the ability of a stronger, faster or smarter male to choose and protect the most attractive partner seemed a sure ticket to an improved gene pool. But do the markers of contemporary success – the ability to amass millions of Euros selling naïve girls into near-slavery or the ability to translate bad manners and no education into million-dollar celebrity on Big Brother – suggest that the offspring of the union of violent criminals or foul-mouthed shop girls pass on valuable genetic traits that will ensure the species will continue to evolve? Perhaps we are seeing an evolutionary dead end for the human species, which given its impact on the planet in the past 10,000 years may not be such a bad thing after all. Let’s hope the whales don’t develop opposed thumbs – one destructive, violent and aggressive species per planet is enough.

 

Traduzione:

Nelle versioni più popolari della mitologia greca, Eros, figlio di Afrodite (sesso) e padre di Edone (piacere) rappresenta il desiderio, anche quando rivolto contro se stesso, come nel caso della sua infatuazione per Psiche. Mentre il desiderio sessuale racchiude chiaramente in sé il bisogno di intimità, di affetto e di unione mistica di oblio del sé nell’orgasmo, è anche fondamentale per come la specie umana si riproduce. Non a caso Eros, il desiderio di sesso, è
la più forte tra tutte le nostre necessità umane, eclissando perfino il bisogno di nutrirsi, bere ed apprendere.

L’evoluzione, come proposto da Charles Darwin, afferma che lo sviluppo di specie progressivamente più complesse sia il risultato di mutazioni genetiche casuali; di conseguenza, quelle mutazioni che hanno aumentato le possibilità di un organismo di riprodursi sono state inevitabilmente favorite, col conseguente estinguersi di quegli organismi non altrettanto dotati. Il successo riproduttivo – secondo Darwin – è stato il principale motore dell’evoluzione.
Tuttavia, sembra proprio che molte qualità umane non siano più soggette all’evoluzione. La pressione adattiva ha favorito l’emergere – in milioni di anni – di
alcune delle creature dalle parvenze più belle e talvolta ridicole del pianeta. È pur vero che il successo riproduttivo deve – per definizione – essere definito in termini fisici: l’abilità di sopravvivere fino alla maturità sessuale, l’abilità di attrarre partner geneticamente superiori con cui riprodursi, l’abilità di garantire alla prole di sopravvivere fino alla propria maturità sessuale. Questo è tutto chiaro quando si parla di animali, ma si può fare lo stesso ragionamento sull’uomo contemporaneo? Negli scorsi millenni la forza fisica, l’abilità nel cacciare e la resistenza complessiva erano chiaramente geneticamente determinate, e di
conseguenza l’abilità per un maschio più forte, più veloce o più intelligente di scegliere e proteggere il partner più attraente sembrava un biglietto sicuro per un bacino genetico migliore. Ma possono gli indici di successo contemporanei – come l’abilità di ammassare milioni di euro vendendo ragazzine ingenue in semi schiavitù o l’abilità nel tradurre maleducazione e ignoranza in celebrità milionarie sul Grande Fratello – suggerire che la progenie nata dall’unione tra violenti criminali e ragazzacce sboccate possa godere di preziosi tratti evolutivi che garantiranno alla specie di continuare ad evolversi? Forse siamo ad un capolinea evolutivo per la specie umana - il che, considerato il suo impatto sul pianeta negli ultimi diecimila anni, potrebbe non essere una cosa del tutto negativa. Speriamo solo che le balene non sviluppino pollici opponibili – una sola specie distruttiva, violenta e aggressiva per pianeta è già abbastanza.

 

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