6 Gesti teatrali
Disuguaglianza
di Alberto Severi   

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Una mano, di solito la sinistra, chiusa attorno al gambetto, col dorso rivolto verso il basso. L’altra mano ugualmente chiusa attorno al manico di un coltello, esercita una pressione orizzontale, da destra verso sinistra, “a chiudere”, con andamento seghettante. Si capisce che asporterà dal prosciutto una fetta dallo spessore diseguale tracciando un’imperfetta secante lungo la superficie esterna, via via procedendo alla riduzione per strati del volume della massa di carne verso il nucleo, il cuore, il bocciòlo, l’osso stesso del prosciutto. Appena al di là dal Mediterraneo, altri popoli, altre tradizioni, gesti simili, se pur non più orizzontali ma verticali, esercitano pressioni simili su carni diverse dai diversi nomi. Gli Shish Kebab non sono poi così lontani. Ma oggi chi taglia più il prosciutto in questo modo? Resistenziali isole di Slow Food? Sagre paesane? Templi catacombali di chef - sacerdoti dediti al culto di divinità dimenticate? Quasi ovunque, la fetta moderna e progressista ha da essere uniforme, quasi senza spessore, impalpabile. Quasi il supporto virtuale di un sapore evanescente, un compact disc o un dvd della carne suina, allusa e sottratta alla sua esecrabile volgarità, sublimata in un’astrazione non-figurativa. E tale, pertanto, da non indurre, quanto meno negli animalisti moderati, scrupoli, imbarazzi e sensi di colpa - quando non scandalo e raccapriccio, nei più sensibili. Le affettatrici meccaniche, magari elettroniche, si sobbarcano lo sporco lavoro: sollevandone l’uomo, allontanandolo dal mistero doloroso della carne. Il gesto sembra così destinato a scomparire, ad estinguersi. O a sopravvivere, al più, nell’esibizione istrionica di quanti, programmaticamente, lo vogliono, in controtendenza, preservare. Assieme al diritto, al diseguale, all’irregolare, al grezzo e al carnale. Sipario.

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