7 L'intervista Elio De Capitani
"Il pubblico ancora resiste"
di Monica Capuani   

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Un turbine, Elio De Capitani. Se entra in una stanza, guardi solo lui. Perché è una forza della natura: trascinante, ipnotico, energizzante. Un carattere che gli permette, dopo trentacinque anni di teatro, di calcare ancora il palcoscenico con la stessa gioia, in complicità con l’amico co-regista Ferdinando Bruni e la Compagnia del Teatro dell’Elfo.

 

Avete debuttato di recente con la regia de L’anima buona del Sezuan di Brecht, Melato protagonista. Cosa fa risuonare oggi quel testo?

Brecht usa la metafora della Cina per parlare di strati di piccolo-borghesi respinti ai margini della società da una crisi finanziaria che non produce cambiamenti in positivo. Al contrario genera una cattiveria cieca, che all’epoca condusse al nazismo. Una situazione che somiglia molto all’oggi”.

State provando Perestroika, seconda parte di Angels in America, geniale saga contemporanea di Tony Kushner...

Kushner ha avuto il coraggio di parlare del fenomeno neo-con, il neoconservatorismo spregiudicato incarnato dal mio personaggio, lo spregevole avvocato Roy Cohn, che è il cinismo assoluto e muore di Aids. Ci si è molto occupati della cura del corpo negli ultimi anni. E la cura delle relazioni? In Perestroika, c’è una bella lezione anche per la sinistra italiana, che per sfuggire all’incubo-famiglia, di matrice cattolica, ha perso di vista l’importanza delle relazioni”.

Il 2009 si annuncia come il culmine della crisi. Come la affronterete voi teatranti?

Stiamo aspettando la consegna della nuova sede dell’Elfo, ma non siamo sicuri che sarà per il prossimo anno. In più, le banche hanno chiuso i cordoni della borsa. Ma il pubblico ancora resiste”. 



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