12 Percorsi
Riconoscere l'altro
di Massimo Niccolai   

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Quello che vorrei tentare di raccontare sono questi percorsi fatti. Per farlo devo prima tentare di dirvi cosa mi accade affinché possa definire la parola ‘percorsi’. Come penso di rompere quel diaframma che mi separa, che mette me di fronte all’altro e non accanto? Infatti ci vediamo... Già ma poi ci vediamo veramente? O ci sfioriamo senza nemmeno ascoltare un odore, un colore, rimanendo asettici e chiusi nella nostra bella campana di vetro che ci mostra? Ed ancora devo farmi soccorrere dal mio paziente che diceva: “Ascoltatemi, mentre cammino vi porto la mia vita, apprezzatela”. Già proprio così: ascoltatemi ed aggiungo, ponete attenzione, affinché la vista diventi un penetrare per vedere ma soprattutto per vedermi, riconoscermi. Pochi giorni fa mi è accaduto un fatto: rispondo ad una telefonata, era un paziente. Mi chiamava per comunicarmi che non sarebbe potuto venire il giorno successivo perché un impegno imprevisto gli aveva rotto i suoi schemi così ordinati e protettivi. Gli ho posto una domanda e a quel punto ho sentito un disagio, la conversazione si è interrotta. Stavo per suggerire io la risposta preso dal mio tempo ma mi sono fermato, ho atteso. Una lunga attesa, quasi interminabile: in quel momento mi sono sentito, mi sono visto quasi distaccato dal mondo. Ad un certo punto la risposta arriva: “Va bene, ci vediamo più tardi domani, e grazie per avermi ascoltato”. “Ciao a domani”. Avevamo condiviso un po’ del nostro diverso tempo, avevamo percorso un po’ di strada insieme. Avevo riconosciuto quel qualcosa di cui molte volte mi dimentico: l’altro. 



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