23 Cinema
Voilà Marcello
di Juan Pittaluga   

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Parigi - “Il est midi place Sainte Sulpice, l’été 1996. Je suis assis à la terrasse d’un café lorsque je l’aperçois à quelques mètres. Il attend le bus? Est-ce possible? J’ai ce sentiment d’immense joie, comme celle de voir un oncle tellement adorable, avec qui on va ouvrir les meilleures bouteilles de vins. Je vais lui dire de s’asseoir, mais viens, qu’est-ce que tu fais là, à Paris tout seul? Cette proximité est si facile. Mais n’est-il pas l’amitié en personne? Vraiment, je vais crier son prénom. C’est un membre de ma famille tout de même. Puis juste, une jeune fille s’approche et lui dit quelque chose qui le fait sourire. Il a cette générosité sur le visage, cette chose si humaine qui le rend en même temps beau et profond. C’est qu’il est devenu la joie de vivre. Il est à présent la phrase de Paul Valéry: «le plus profond c’est la peau». Je le regarde monter dans le bus, comme tout le monde. Personne ne le reconnaît. Puis, il s’assoit à la fenêtre qui est juste devant ma table. Tant que le bus ne redémarre pas, nous sommes si près. Comment est-il possible qu’un acteur puisse porter l’air du temps? Plus que les réalisateurs, plus encore que les films, il est là, devant moi, le grand moment du cinéma des années 50-60. Mais il l’est vraiment cela, je le sais puisque je le vois. Comment le dire? Ce n’est pas une fiction, ce n’est pas une fable. Très peu de temps après j’allais écrire le scénario de mon premier film. C’était la première fois que je voyais Marcello Mastroianni. Il allait disparaître peu de temps après ce midi d’été.”

 

 

Traduzione di Monica Capuani:

"E' mezzogiorno in piazza Sainte Sulpice, estate 1996. Sono seduto sulla terrazza di un caffè quando lo intravedo a pochi metri. Aspetta l'autobus? E' mai possibile? Provo questo sentimento di gioia immensa, come se vedessi uno zio assolutamente adorabile, con il quale apriremo le migliori bottiglie di vino. Gli dirò di sedersi, ma vieni, cosa fai qui, a Parigi, da solo? Questa prossimità così semplice? Ma non è forse l'amicizia in persona? Davvero griderò il suo nome, lui fa assolutamente parte della mia famiglia. Subito dopo, una ragazza si avvicina e gli dice qualcosa che lo fa sorridere. Ha questa generosità sul volto, questa cosa così umana che lo rende allo stesso tempo bello e profondo. Il fatto è che è diventato la gioia di vivere. In questo momento incarna la frase di Paul Valéry: "Il più profondo è la pelle". Lo guardo salire sull'autobus, come tutti gli altri. Nessuno lo riconosce. Poi, si siede al finestrino che è proprio davanti al mio tavolo. Finché l'autobus non riparte, siamo vicinissimi. Siamo vicinissimi. Come è possibile che un attore possa portare in sé lo spirito dell'epoca? Più dei registi, più ancora dei film, lui è qui, davanti a me, è lui il grande momento del cinema degli anni Cinquanta e Sessanta. Ma lo è veramente, e lo so perché lo vedo. Ma come dirlo? Non è una finzione, non è una favola. Pochissimo tempo dopo iniziavo a scrivere la sceneggiatura del mio primo film. Era la prima volta che vedevo Marcello Mastroianni. Sarebbe scomparso poco tempo dopo quel pomeriggio d'estate

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