27 Consolato
Da Torino
di Stefania Bertola   

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Caro direttore, tu ti sei spiegato benissimo e io benissimo ho capito. Mi dici che il pezzo sulle elezioni provinciali si allontana troppo dalla linea editoriale del giornale. Pensavo di poter allargare a mio piacere il concetto di teatro, di avvenimento, di cultura ed è per questo che ho sostituito quel pezzo con quel che sta succedendo in questi giorni. Dopo la Fiera del Libro di maggio, dopo aver visto, sempre in maggio, i Quattro Atti Profani di Antonio Tarantino alle Fonderie Limone, girando per la città non c’è piazza, né personaggio, né spettacolo che non scompaia di fronte alle rose. Le rose sono lo spettacolo e il teatro, il sipario e la colonna sonora delle città, della mia città. Esci fuori e trovi rose domestiche, che grondano dai balconi, che si arrampicano sui cancelli. Rose speranzose, rose ordinate che lasci la sera ancora chiuse e le ritrovi al mattino già sfiorite. Il loro momento è tra le 4 e le 5, l’ora degli usignoli. Rose tanto belle che le mangeresti, le vorresti impresse a fuoco sulla pelle. Rose copiose quelle di Torino, rose filanti, rose che sono sorelle delle stelle.

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