23.Di line e di lane
La valle argentata
di Pietro Jozzelli   

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TORRE DEL GALLO. L’unica ebbrezza, in attesa del noioso scoppiettio dei ‘fochi’ di San Giovanni, è scalare le mura di via del Pian de’ Giullari. Distese per duecento metri con un lieve accenno a semicerchio, le mura superano di poco i quattro metri in altezza. Proteggono dalla vista intrusiva dei viandanti salotti e grandi camere riservati a lussuosi affittuari, ma affascinano il climber perché sono una scacchiera di pertugi, punteggiata da romantici cespugli di capperi, dalla cui sommità si osserva la bellezza. Non serve attrezzatura, soltanto scarpe di forte ed esile gomma che permettono alle dita dei piedi di afferrare minime sporgenze e aderire alla pietra grigia come le lucertole che lì vivono rincorrendosi in verticale. Salendo, le mura premiano l’ardimento con il calore di corpo vivo e pulsante che, immagazzinato sotto i raggi del sole, ora regalano. Attento, però: la calce che le sostiene si sfibra al contatto, le dita-artiglio ingaggiano una lotta millimetrica, il corpo per non precipitare si fa massa indistinta con le pietre. In vetta, quando la mano si aggancia alfine in buona presa, appaiono la Torre del Gallo e i lunghi capelli di una fantesca che sposta tendaggi. Giratevi, per quel che potete, e perdetevi nella valle che scende verso sud. Argentata dalle foglie degli ulivi, qua e là separati da alberi da frutto, la striscia verde rivela accenni di viti, più avanti antichi casolari protetti da cipressi, là in fondo in una luce d’oro la torre di San Casciano. Lasciatemi qui, e che la pioggia torrenziale spenga tutti i fochi.

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