11.Libro
L’inesperienza insegna
di Martino Ferro   

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Nel 2006 Antonio Scurati pubblica un saggio importante: La letteratura dell’inesperienza. Nel saggio cita Calvino, e con lui quella generazione di scrittori che ricevette dalla guerra un’eredità di esperienze e racconti. Le generazioni successive, al contrario, si sarebbero abituate a osservare la realtà, quella più cruenta e drammatica, dalla comodità di un salotto, grazie al mostro da un unico occhio che è la tv. Col tempo, poi, la distinzione tra realtà e finzione, tra factual e fictional, si sarebbe assottigliata a tal punto da divenire ‘irrilevante’, ancora prima che impossibile. È così che nasce, insieme a una nuova società, una nuova letteratura: la letteratura dell’inesperienza. Nel suo nuovo romanzo, Il bambino che sognava la fine del mondo (Bompiani), Scurati mette il dito in questa piega, tra fictional e factual. Si parla di maestre pedofile, di una Bergamo borghese impaurita e sconvolta: tra autorità inquirenti, puntate di Matrix e il resoconto personale e tormentato di un giornalista della Stampa. Scurati ci parla di qualcosa che tutti abbiamo vissuto, guardando la televisione, portando i figli a scuola, ma che forse non abbiamo saputo comprendere in modo così oggettivo e puntuale. È dunque una lettura che ci cambia, che cambia il nostro modo di vedere e di vivere tra la realtà mediatica e quella esperienziale. Segno che la letteratura dell’inesperienza, a volte, può trasformarsi in una vera e propria esperienza.

 

 

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