5.Editoriale
La minestra del sindaco
di Fabio Picchi   

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Tre mesi di Ambasciata, tre mesi di gesti e parole che qualcuno ci ha regalato, che qualcuno ci ha consegnato. Avrei voluto e forse dovuto scrivervi quando siamo partiti, il I maggio, sotto la testata Artisti di tutto il mondo unitevi ma il terremoto dell’Aquila ci ha obbligato a chiedere alla senatrice Silvia della Monica il ‘pezzo’ di apertura per la nostra nascita. Il mese successivo la legge regionale sull’immigrazione, ed ecco ancora un obbligo a rimandare e a darmi poi l’occasione di scrivere queste parole sul numero di luglio che segna la chiusura della nostra stagione teatrale. Ci rivedremo a settembre e, nel ringraziare le 45.000 persone che ci hanno letto su Internet, le tante che hanno comprato il cartaceo pagandolo “almeno 5 euro”, creando il portafoglio con cui finanzieremo progetti sociali di cui vi daremo certa notizia, ringrazio anche tutte le realtà che hanno cominciato a sostenerci con il loro contributo economico. Di questi tempi ritengo che investire in Cultura sia coraggioso e lungimirante. Mi faccio i complimenti, vi faccio i complimenti, facciamoci i complimenti. Ora che la nostra città ha imboccato sentieri nuovi, ognuno dovrà ricordarsi del proprio ruolo e ritengo che, se c’è “da tirar su la barca”, è bene che tutta la città corra quando “sotto il maestrale urla e biancheggia il mare” a mettere le proprie mani l’una accanto all’altra, nello sforzo di sottrarla dal possibile fortunale. Lo stesso capita nelle notti senza luna quando si decide di andare a pescare, le inimicizie scompaiono, le diffidenze svaniscono, l’obbiettivo diventa unico e comune. Le difficoltà come le necessità creano amicizia e civiltà. Ora che un matto, innamorato della politica ma anche di sua moglie (sentimento diventato ultimamente non più poetico, intimamente riservato ma pubblicamente rivoluzionario), innamorato del saper amministrare, ma anche dei suoi figli, così giovane ma per questo così pieno di energie, così capace di prendere impegni non solo con chi lo ha votato ma con tutta la città, sta dove noi fiorentini buttiamo l’occhio tutti i giorni, nell’emblema del nostro essere città, comunità, comunità civile, Palazzo Vecchio. Ora e per i prossimi 5 anni mi auguro che Matteo Renzi ci governi e ci governi bene, che ci amministri, ripeto nell’accezione etimologica di questo termine, che da cuoco so essere la stessa di minestra: Servire. Parola che nella nostra Ambasciata per la prossima stagione diventerà il nostro perenne editoriale: Servire una Comunità.

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