2. S'Artù
L'importanza di essere donna
di Silvia Della Monica   

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“La prossima volta vi porto le veline”. Berlusconi agli operai nei cantieri: “E le donne? Sarete mica gay?!”. Su Abruzzo Web Tv il video dell’intervento del premier viene definito un “piccolo e simpatico siparietto del Presidente del Consiglio... nel corso della sua visita al cantiere di Sant’Elia, dove si stanno realizzando gli alloggi per i terremotati”. Era luglio, ma non disperiamo, le cose poi migliorano: chiusa Villa Certosa alle ‘cene simpatiche’, saltato anche il promesso pellegrinaggio da Padre Pio, agosto è dedicato a risolvere spinose questioni di famiglia, oltre a un paio di blitz di lavoro in Abruzzo.Un capolavoro! Ecco il Paese pronto a perdonare il figliuol prodigo. Ecco il Paese rassicurato, ammesso che sia mai stato in ansia e abbia mai biasimato l’esercizio del potere basato su un uso spregiudicato delle donne e della democrazia. Eppure ogni giorno vengono picconate la credibilità della politica e delle istituzioni; ogni giorno sono irrise e violate le regole; ogni giorno si vive ai margini di una legalità costituzionale, che il Capo dello Stato cerca doverosamente di far praticare, ogni giorno il Paese è più assuefatto all’uso del potere come ricchezza, eccessi, clientele, mercificazione delle relazioni, soprattutto nei rapporti con le donne, quella mercificazione che - guarda caso - è vietata solo per strada, perché indecorosa, pronta ad essere segnalata dalle ronde appena istituite (sperando che non si finisca anche in questo caso in uno scambio non commendevole). Ma le donne cosa pensano e cosa vogliono? Una diversa consapevolezza e un diverso uso del potere, che le renda protagoniste di un nuovo sviluppo e di un nuovo welfare, di una strategia che persegua obiettivi come l’istruzione, la ricerca e l’innovazione, che aspiri ad una nuova civiltà caratterizzata dal pluralismo culturale, dal rispetto, dall’affermazione delle regole e della legalità. Eppure le donne lo sanno; sanno quanto è difficile combattere una cultura che cancelli l’intolleranza, il razzismo, la violenza particolarmente aggressiva consumata sul loro corpo; e accettano la sfida, combattendo perché il loro sapere, la loro esperienza, la loro sensibilità non vengano ricercati e valorizzati solo da uomini disattenti e superficiali. E le donne si interrogano; si chiedono come sia possibile che gli uomini giustifichino e apprezzino l’uso commerciale dell’immagine del loro corpo, in una logica di scambio e di compravendita che promette e fa ottenere - in un paese diseguale - vantaggi nella politica e nelle istituzioni; il tutto presentato - con un uso strumentale dei mass media - come un fatto normale e auspicabile, non come qualcosa da deprecare perché mortifica la dignità e impoverisce la democrazia. E le donne hanno paura. Temono non solo le violenze fisiche e morali, ma anche di essere contagiate da questo virus, che indebolisce il pensiero e che impedisce una reazione seria, meditata, culturale e politica, che salvi non solo la loro dignità, ma anche quella degli uomini, della politica, dell’Italia. Attenzione: non è una questione di stile, è un problema di democrazia!

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