8. Percorsi
Uniti da Calvino
di Massimo Niccolai   

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Tornato a casa mi aggiravo ancora fra i miei libri perché pensavo che comunque sarebbe stato importante leggere, ma non più qualcosa di lontano che mi separava da loro, quanto qualcosa che... non riuscivo a capire. Ma fu il buon vecchio Sigmund a guidarmi e come diceva: “dobbiamo essere innanzitutto tolleranti verso la debolezza del malato, dobbiamo accontentarci di aver recuperato una parziale capacità di lavoro e di godimento anche in una persona non eccelsa. L’ambizione educativa è infruttuosa quanto l’ambizione terapeutica...”. Mi tranquillizzai e lasciai che le cose arrivassero involontariamente. Poi, un giorno, mi cadde la vista su quello che poi è diventato l’oggetto di condivisione con le persone ricoverate in reparto... Era la raccolta di novelle italiane curata da Italo Calvino. Già proprio le fiabe, così sono andato là in quel luogo saturo di dolore e ho cominciato la mia narrazione, le ho lette quasi tutte e direi che le abbiamo lette insieme perché finalmente condividevamo un po’ di esistenza comune. Ricordavamo insieme quegli strati sotterranei che il quotidiano ci fa nascondere, dimenticare... Quello che non ho ancora detto è che, tutte le volte che andavo, non trovavo mai le stesse persone ma mi è sembrato che fossero sempre loro, lì attente ad ascoltare e a ricordare.

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